sabato 2 agosto 2014

Occorrono sogni e speranza.

La guerra infinita sulla striscia di Gaza sta seminando morte e terrore e a pagarne le terribili conseguenze  sono soprattutto i bambini. Appena lunedì scorso una bomba israeliana ha dilaniato 9 bambini palestinesi che festeggiavano la fine del Ramadan in un parco giochi; eppure proprio dai bambini arrivano messaggi di speranza che dovrebbeto insegnare ai grandi che l'uso delle armi non porta a nulla. Le violenze e le ingiustizie non si combattono con la forza e con le bombe, ma con armi più potenti, come le pagine di un libro. Avete capito bene: proprio con i libri! Questa lezione di vita è stata impartita al mondo da una bambina palestinese che, durante una tregua, è tornata nella sua casa semidistrutta dai bombardamenti a recuperare non oggetti di valore; ma semplicemente i suoi libri di scuola. Nada Jaffal che l'ha notata, le ha scattato le foto che poi hanno fatto il giro della Rete. A questa bimba andrebbe assegnato il Nobel del coraggio e della speranza per aver saputo continuare a lottare e sperare, salvaguardando il suo diritto allo studio e alla vita. La conoscenza ci rende migliori, migliori certamente di coloro che uccidono senza ragionare. Proprio questi piccoli gesti hanno la capacità di tenere viva la speranza che presto verranno deposte le asce di guerra e si arriverà finalmente al dialogo.
Impariamo dai nostri piccoli che per salvare questo mondo occorrono sogni e coraggio.
Buona vita!
maestrocastello
3 agosto 2014 

venerdì 25 luglio 2014

Luce di speranza.

Voglio dedicare, da parte di tutto il gruppo, questi versi a Raffaele che è in coma e ricordare la nostra vicinanza al fraterno amico Tonino e tutta la famiglia Locurcio, con l'augurio di poterci dare al più presto delle buone notizie.

Luce di speranza.

Poi s'insinuò in me la speranza
e ci attardammo insieme, in piena notte,
davanti ai falò dei pescatori:
parlavano di Dio
ed io le parlai di te;
e una sola voce mi catturò:
le cicale intanto cantavano,
come avevano sempre fatto;
e la voce poi divenne Luce,
Luce di speranza
che presto saresti
tornato fra noi.

maestrocastello

(23/07/014)

martedì 22 luglio 2014

Una storia al giorno.

Da qualche tempo, arrivati al momento di andare a dormire, abbiamo preso l'abitudine, nel gruppo "Se sei di Sant'Agata...se ami Sant'Agata"di raccontarci una storia che abbia una morale; come fosse una consegna morale, per chiudere al meglio la giornata. Oramai c'è l'attesa per leggere la storia del giorno. Vi posto quella di ieri notte:

Due amici camminavano nel deserto. Ad un tratto cominciarono a discutere e un amico diede uno schiaffo all'altro. Addolorato, ma senza dire nulla, quest'ultimo scrisse sulla sabbia:
IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI MI HA DATO UNO SCHIAFFO.
Continuarono a camminare, finché trovarono un'oasi dove decisero di fare un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma l'altro lo salvò. Dopo che si fu ripreso, l'amico salvato incise su una pietra:
IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI MI HA SALVATO LA VITA.
L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suomigliore amico domandò: "Quando ti ho ferito hai scritto sulla sabbia, e adesso lo fai su una pietra. Perché?"
L'altro amico rispose: "Quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo sulla sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo. Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo.
Riflettiamo bene su questo nobile sentimento dell'amicizia, che non subisce la crisi del settimo anno. Ho tre amici: Rocco, Lorenzo ed Alfonso e ci vediamo ogni 10 anni e quando questo accade, è come non ci fossimo mai lasciati.
Buona vita e buonanotte!
maestrocastello

martedì 8 luglio 2014

mio nonno era avanti coi tempi.

Mio nonno, Giovanni Locurcio, soprannome "Cetrùl", era nato nel 1899. Di professione muratore e di fede politica socialista, era sposato con due figlie, Letizia (mia madre) ed Angela; fu costretto ad emigrare in Australia ed era il 1923, quando a Sant'Ataga comandava il regime fascista. Infatti, mentre era all'estero, fu pure condannato a morte in "contumacia". Ulisse tornò ad Itaca dopo 20 anni, Mio nonno ne impiegò  ben 37 di anni. Nel 1960 tornò in Italia ed io avevo 12 anni, arrivò con la nave al porto di Napoli con molte valige ed una, tutta colma di sigarette, l'affidò a noi nipoti. Fu allora che imparammo a fumare: Marlboro, Palmall, Cigarillos; tutte cose che in Italia sarebbero arrivate 10 anni dopo. Fu così che imprammo a fumare fai-da-te. Mio nonno l'ho vissuto poco, ma ci ha insegnato tanto in poco tempo, era avanti coi tempi, con idee aperte e non disdegnava parlare con noi nipoti e ci raccontava cose che i nostri genitori nemmeno si sognavano. Avrei voluto conoscerlo prima, comunque da lui ho ereditato oltre al none, Giovanni,quello spirito libero che mi ha visto, già a 12 anni, lontano da casa.
Ora sono qui a ricordare, così va la vita!

sabato 5 luglio 2014

Ha iniziato col farci ridere ed ha finito per farci piangere.

Giorgio Faletti
Ci sono esseri poliedrici, versatili, curiosi, instancabili, golosi della vita che li affascina in tutti i suoi molteplici aspetti; Giorgio Faletti era uno di questi. La sua vita, una difficile scommessa, alla continua ricerca di qualcosa  che si sposta sempre un po’ più in là, convinto che la meta non sia il raggiungimento di una tappa; ma lo stesso percorso. Giorgio Faletti, faccia simpatica della televisione, ci ha lasciato troppo presto. Aveva iniziato per farci ridere ed ha finito col farci piangere. Mai pensavamo che, smessi i panni di “Vito Catozzo”, avrebbe tentato la strada difficile di scrittore di triller, assestandosi in cima alle classifiche con milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il tempo si dilatava e lui non si concedeva pause perché, sfinito tra un libro ed uno spettacolo, aveva un dono preziosissimo, quello di rigenerarsi grazie alla passione per la pittura, un’oasi che invece di chiedere, gli offriva una sponda di serenità e benessere. Mettendo le mani nei colori, realizzava opere capaci di mettere in luce la parte più sottile e poetica del suo essere che immancabilmente traspariva anche nei suoi libri. Giorgio si è cimentato in mille mestieri: attore, cantante, chi non lo ricorda a San Remo, “Minchia, signor tenente!”, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore e perfino corridore automobilistico; dando sempre il meglio di sé. A me piace ricordarlo come un autore di incredibile talento, una mente creativa ed eclettica che mancherà molto alla cultura italiana, a cui lascia una  straordinaria eredità artistica ed umana.
maestrocastello

 .



lunedì 30 giugno 2014

l'uomo che sapeva tutto,ma non sapeva....

La storiella : Uno studioso, saccente e presuntuoso, stava facendo un giro in barca sulle rive di un fiume. Guardando il cielo disse al barcaiolo: “Conosci la scienza delle stelle?”. Il barcaiolo rispose: “ No signore, non ne so nulla”. Lo studioso disse ridendo: “Allora un quarto della tua vita è inutile!”. Poco dopo chiese ancora: “Che sai della scienza della terra?” . “Nulla, signore!”. Il sapiente esclamò:”Allora metà della tua vita è inutile!”. Il povero barcaiolo rimase ammutolito e mortificato. “Certamente conoscerai almeno la matematica!” fece l’erudito in tono solenne. Il barcaiolo rispose: ”Signore io non so nulla di nessuna scienza, cerco soltanto di guadagnarmi da vivere remando su questa barca!”. Il sapiente sempre sorridendo replicò: “Hai trascorso addirittura tre quarti della tua vita inutilmente!”. In quel momento si scatenò un forte uragano e la barca cominciò ad affondare. Il barcaiolo si gettò in acqua e mentre nuotava verso la riva, fece al sapiente:”Signore, sapete nuotare?”. Quello rispose:”Se sapevo nuotare mi sarei tuffato anch’io! Ora che ne sarà di me?”. “Non vi resta che annegare. Avete studiato tante scienze, ma non avete imparato a nuotare; così tutto è stato inutile! Raccomandate l’anima a Dio!”.
Per la riflessione :Secondo l’Oracolo di Delfi, Socrate era il più sapiente di tutti , eppure durante il processo che si  concluse con la sua condanna a morte, formulò la frase: “Io so di non sapere”, concetto alla base della “Docta ignorantia”.  L'ignoranza è alla base della vera conoscenza. Chi già sa tutto, non ha bisogno di apprendere nulla. Dice un adagio indiano che, nell’oceano dell’esistenza, l’unica vera scienza è la devozione. Colui che non la conosce e si vanta di essere dotto, pur conoscendo solo scienze mondane, è destinato ad affogare. Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno. Tutti si sbagliano, solo gli imbecilli non si sbagliano mai.

Buonanotte!

lunedì 9 giugno 2014

UN BICCHIERE D'ACQUA O IL MARE.

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. "Non ce la faccio più! Questa vita mi è; insopportabile".
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo:
"Queste sono le tue sofferenze".
Tutta l'acqua del bicchiere s'intorbidì e s'insudiciò.
Il maestro la buttò via. Cé  prese un'altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all'uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare.
La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente com'era prima.
"Vedi?" spiegò il maestro. "Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d'acqua o il mare".
Le difficoltà nella vita servono a farci maturare, le difficoltà ci aiutano a diventare persone più forti e spesso rappresentano un’occasione importante per muoverci verso nuove opportunità di crescita e di felicità.
Buona vita!
maestrocastello