sabato 1 novembre 2014

zucchevuote.

La fine di ottobre coincide con Halloween, una festa che non ci appartiene, ma si sta radicando nelle nostre abitudini al pari di San Valentino o il Carnevale. Ieri sera, quanti di noi, e non solo bambini, sono andati in giro per locali a fare scherzi. Su web e social network sono state montate ad arte vere e proprie battaglie ideologiche : “Halloween sì-Halloween no”. Noi cristiani che, a volte, non ci indigniamo per questioni serie che riguardano la nostra fede, come la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche o lo sdoganamento della bestemmia in TV; poi ci facciamo coinvolgere in questioni secondarie, come Halloween e vediamo questa festa pagana addirittura in contrapposizione alla nostra festività dei Ognissanti ed alla ricorrenza dei defunti. Invece di indignarci, dovremmo riscoprire la preziosa qualità del buon senso. Invece  di vedere le zucche vuote come l'anticamera di atti satanici ed esercizi di stregoneria; dovremmo vederla  invece come una ulteriore festa commerciale che diventa occasione per una serata di divertimento e l'occasione per portare un guadagno a tanti commercianti in tempo di crisi. Il buon senso dovrebbe portarci a riflettere che Halloween, in quanto a minaccia di evocare morte e paura coi suoi simboli, non è superiore alle letture ed i film horror che guardano giornalmente i nostri figli. E la Befana, a questo punto,  non è anch'essa una strega? Il buon senso deve farci capire che Halloween è e deve restare una festa commerciale, pericolosa quanto le altre feste commerciali, da non contrapporre alle feste religiose; altrimenti si corre il rischio di svilire la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei morti che hanno un valore in sè e per sè. Bisogna imparare ad affermare la propria identità cristiania non per contrappunto e non demonizzando chi la pensa in modo diverso, in quello spirito di dialogo coi non credenti predicato dalla Chiesa. Il cristiano festeggi Ognissanti e commemori i defunti e che le zucche vuote restino vuote; altrimenti saremo proprio noi a riempirle di significato.
Buona vita!
maestrocastello

sabato 25 ottobre 2014

La statua.


Viveva un tempo tra i monti un uomo che possedeva una statua, opera di un antico maestro. L'aveva buttata in un angolo, faccia a terra, e non se ne curava affatto.
Un giorno, si trovò a passare nei pressi un uomo che veniva dalla città.
Essendo un uomo di cultura, quando vide la statua chiese al proprietario se fosse disposto a venderla.
Il proprietario rise e disse: "E chi vuole che compri, scusi, quella pietra sporca e scialba?".
L'uomo della città disse: "Ti do in cambio questa moneta d'argento".
E l'altro ne fu sorpreso e felice.
La statua fu trasportata in città, a dorso di elefante. E dopo molte lune, l'uomo dei monti si recò in città, e mentre camminava per la strada vide gente affollarsi davanti ad un edificio, dove un uomo gridava a gran voce: "Venite a vedere la statua più bella, la più mirabile esistente al mondo. Solo due monete d'argento per ammirare l'opera meravigliosa di un grande maestro".
E l'uomo dei monti pagò due monete d'argento ed entrò nel museo per vedere la statua che lui stesso aveva venduto per una moneta.
Possediamo tesori e non sempre ne siamo consapevoli.
Nei pressi del mio paese d'origine, Sant'Agata di Puglia, ad esempio, c'è un ponte romano che è un importante referto storico, di epoca romana.
Ebbene, è lì da un lato dell'autostrada Napoli-Bari, in totale disfacimento, abbandonato a se stesso e non c'è nessuno che se ne prende cura. Fra qualche tempo potrebbe crollare del tutto e questi "nuovi barbari" intenti solo a fare soldi coi funghi di cemento, avranno sulla loro coscienza la perdita definitiva di un ennesima testimonianza del nostro passato.
Buona vita!
maestrocastello


mercoledì 8 ottobre 2014

anniversario!

Il nostro amore è luce
tra le fessure della vita.
Il nostro amore è vento
che spinge certi d'arrivare in porto.
Il nostro amore è il desiderio
racchiuso in una stella che s'avvera.
Il nostro amore è l'ultimo pensiero
prima di dormire.
Il nostro amore è il primo sorriso del mattino:
un altro giorno insieme, un altro anno
ed oggi ne contiamo trentasette.
Buon anniversario, amore mio!
Giovanni

martedì 7 ottobre 2014

perché nessuno mi ascolta?

è la storiella che voglio raccontare quest'oggi.

Una ragazza molto sensibile parlò con un insegnante di un suo problema molto sentito.
L’insegnante le suggerì di parlarne con i genitori.
La ragazza ci provò, ma, anche di fronte alla sua angoscia e confusione, i suoi avevano minimizzato e avevano cambiato discorso, assicurandole che “stava esagerando”, che “avrebbe superato il problema”, ecc.
Rifiutarono la discussione come se, ignorandolo, il problema potesse risolversi da sé.
Quando la ragazza tentò il suicidio i genitori reagirono:
“Perché non ci hai detto che avevi dei problemi?” le chiesero.
“E voi, perché non avete ascoltato quando ve lo dicevo?”.
 Una bambina ha scritto: “Alla sera, quando sono a letto, mi volto verso il muro e mi parlo, perché io… mi ascolto“…
Una volta non si parlava tanto coi genitori, che non c'era l'abitudine ed ora ancor meno che c'è di mezzo la fretta, il lavoro, la televisione che detta gli argomenti di conversazione. I figli che hanno problemi non sempre trovano chi li ascolta e li consiglia. Poi crescono e si trovano i grandi a chiacchierare con il muro, che i figli hanno, nel frattempo, trovato ascoltatori fra i compagni di scuola, di strada, non sempre affidabili. Sarebbe bene trovarlo il tempo ed il coraggio di ascoltare questi figli e dialogarci, per evitarci, un domani, di dover dire: perchè  non ce l'hai detto che avevi dei problemi?>.
Buona vita!
maestrocastello

venerdì 19 settembre 2014

Io parlo santagatese!

La lingua inglese ha ormai invaso la nostra vita e lentamente sta soppiantando del tutto l’idioma italico. Non siamo più capaci di parlare solo italiano e  ricorriamo frequentemente a termini anglo-americani e sui social assistiamo ad un vero e proprio  massacro dell’amata lingua italiana; sembra che tanti non siano mai andati a scuola. Se l’italiano l’abbiamo nascosto sotto il tappeto, il dialetto è finito addirittura in soffitta e si parla sempre meno anche nei paesi. Eppure, grazie al web, non  mancano nostalgici ed estimatori della tradizione dialettale italiana. Tanti aprono siti web dedicati al dialetto e non sono studenti universitari oppure professori che dissertano su lingue arcaiche o moribonde; si tratta piuttosto di gente comune, di gente di tutte le età che desiderano raccogliere  quanto più è possibile di ciò che rimane del proprio passato e celebrarlo. Sembra infatti che parlare in dialetto stia diventando quasi di moda, e quella che sembrava prima una minaccia, adesso appare come un fenomeno di costume, l’originalità delle proprie radici da mostrare con orgoglio. Tanti hanno compreso che il dialetto è un legame col passato da mantenere vivo e che dedicare tempo alla riscoperta delle proprie radici linguistiche, permette di scoprire molti segreti sulla lingua dei padri e di riuscire a scoprirne il grande valore. Possiamo definire il dialetto “la lingua dell’anima” e, non a caso, Pasolini scriveva: “Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”. Bellissimo concetto!
Il dialetto viene considerato patrimonio culturale dell’umanità, assieme alle migliaia di lingue parlate in tutto il mondo, in quanto parte fondante di ogni comunità. Parliamo il nostro dialetto senza vergogna, nei social, con gli amici, in famiglia; esso è un inno alla ricchezza della nostra diversità, del nostro valore culturale che deve essere tramandato e mai dimenticato. Si può essere cittadini del mondo pur conservando le proprie origini.
Buona vita!
maestrocastello

martedì 16 settembre 2014

Il primo giorno di scuola!

Siamo al primo giorno di scuola, Michele porta con sé carta e penna e tanta  tanta ansia. Mentre aspetta che aprano il cancello già immagina ciò che fra poco gli diranno gli insegnanti: che sarà un anno  difficile, che deve impegnarsi, che ha dei doveri. Lui sa quello che da lui vogliono i professori, ma i professori non sanno quello che Michele vorrebbe da loro. Vorrebbe evitare la noia, avere la certezza che varrà la pena ascoltarli. Vorrebbe capire se i loro saperi varranno davvero i suoi sforzi, se credono davvero alle cose che insegnano, guardandoli fissi  negli occhi, e acquisire fiducia. Vorrebbe che gli spiegassero le tante cose di questo mondo che ancora non sa, suscitandogli interesse e stupore; vorrebbe capire i misteri dell’uomo che ha aguzzato l’ingegno per creare arte e bellezza o le sfide di tanti luminari per regalarci progresso. Vorrebbe essere aiutato a decidere della sua vita, a scoprire i propri talenti per poterli meglio coltivare, a fare progetti e al modo per poterli realizzare. Michele vorrebbe avere maggiore stima di sé, tenere a freno le proprie ansie, vorrebbe che gli insegnassero a ragionare, ad avere proprie idee, rispettoso, ma critico; ad essere, insomma, uno spirito  libero. Vorrebbe che gli insegneranno a cullare dei sogni e che, oltre alle loro materie, gli insegnassero il modo di realizzarli. Intanto si apre il cancello e Michele si appresta ad entrare.

Buon anno scolastico a studenti e i loro professori.

maestrocastello

sabato 6 settembre 2014

Onore al merito.

Quella di premiare il merito in Italia è un’idea antica, mai attuata e divenuta ormai un rompicapo; tant’è che in molti sono convinti che da noi non sia attuabile. Renzi l’ha riproposta per la pubblica amministrazione e subito sono sorte inevitabili malintesi. Chi arà preposto a giudicare la maggiore preparazione e l’impegno di un impiegato rispetto ad un altro o di un insegnante rispetto al suo collega di classe o di sezione? Sorge il sospetto che venga delegata questa funzione alla discrezionalità  di un dirigente, interessato magari a premiare la fedeltà e l’omertà; piuttosto che l’impegno e la produttività del sottoposto. Intanto il problema esiste e prima o poi andrà affrontato e risolto in qualche modo. E’ innegabile che non tutti lavorano e rendono alla stessa maniera ed il maggiore impegno andrebbe riconosciuto e premiato. Cito un esempio: lunedì ho passato un’intera mattinata in un ufficio postale per pagare 2 bollettini. L’impiegato allo sportello era lento, spesso spariva per decine di minuti; quasi 2 ore per sbrigare appena 32 clienti (faceva fede il display) e la gente mormorava:” ma quanti caffè prendono questi impiegati?” Ed ecco che verso le 11 e trenta gli dà il cambio una ragazza che in meno di 20 minuti serve 28 persone e così arriva il mio turno che avevo il numero 60 ed esco. Secondo voi chi ha mostrato più impegno fra i due? Chi andrebbe premiato? Magari quello lento, alla fine del mese percepisce uno stipendio anche più alto della ragazza, grazie solo all’anzianità di servizio! Succede la stessa cosa un po’ dappertutto e sarebbe ora di mettere ordine, specie nella pubblica amministrazione, dove il clientelismo impera fin dal 1860, quando, unificata l’Italia,  fu creata la pubblica amministrazione, reclutando dirigenti fra gli ufficiali dell’esercito savoiardo che non avevano più nulla da unificare e andavano in qualche modo impiegati. Nessuno lo sa, ma nelle pubbliche amministrazioni esiste già una forma di retribuzione legata ai risultati, una delle poche, almeno in parte efficaci. Si tratta del cosiddetto “ incentivo alla progettazione “ della legge Merloni sui Lavori Pubblici del 1994, una forma di retribuzione incentivante che funziona in quanto è legata a risultati verificabili oggettivamente. Nei prossimi mesi verificheremo se il governo Renzi avrà “le palle” per generalizzare tale meccanismo, oppure si tratta dei soliti annunci e delle solite pagliacciate all’italiana.

Buona vita!

maestrocastello