lunedì 5 settembre 2016

Quando la satira è satura.


Il 7 gennaio 2015  a Parigi (Francia), ci fu un attentato terroristico contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, morirono 12 persone e 11 rimasero ferite.Tale attentato fu la risposta violenta di Al-Qa'ida alle tante vignette dissacranti che la testata francese aveva pubblicato su Maometto e l'Islam.                                                                      Ognuno di noi si strinse attorno al dolore dei giornalisti e del popolo francese per le perdite di tante vite umane, indipendentemente dalla propria nazionalità e tradizione culturale, proprio perché il sentimento di umanità valica tali confini e coinvolge gli uomini a prescindere dalla loro appartenenza a un determinato ambiente politico, sociale o religioso.                                                                                                                 Allora facemmo nostro il motto "Je suis  Chalie", per difendere il diritto di satira della testata giornalistica francese, sancito anche in Italia dalla nostra Costituzione agli articoli 21 e 33 della Carta.
Il 24 agosto 2016 ad Amatrice (Italia) c'è stato un violento terremoto che ha causato la morte a quasi 300 persone e sofferenze indicibili a tante famiglie, l'unico a non soffrire è stata proprio la testata satirica di Charlie Hebdo. Il suo vignettista, col chiaro intento provocatorio, ha preferito divertirsi paragonando il sangue dei morti al sugo di pomodoro e il mucchio di cadaveri agli strati delle italianissime lasagne.                                     Pasta e sangue e poi la mafia, sono, in definitiva, la chiave di lettura che Charlie usa per ironizzare sul terremoto in Italia.                                                                                                L'intento è stato chiaramente provocatorio, perché, anche un bambino sa che un terremoto, prescinde dalla volontà dell'uomo e che se la satira colpisce una dimensione estranea al dominio dell’essere umano, come potrebbe essere Dio, per chi ci crede, o la natura; allora diventa satira sterile.                                                                                                                       Così come c'è diritto di espressione e di satira, e non va toccato questo diritto per niente al mondo, c'è anche diritto di critica e anticritica ed è in base a tale diritto che diciamo, e non siamo i soli, che quella di Charlie è una vignetta idiota, di cattivo gusto, che fa humor sulla morte e che non fa ridere nessuno, se non chi l'ha concepita.                                                              Ancora oggi, però, dobbiamo riaffermare con forza :"Je suis Carlie" e non deve essere una vignetta idiota a farci cambiare idea; i pregiudizi e le provocazioni rimandiamole al mittente.                                                                                                                              Libertà di espressione, ricordiamolo, non vuol dire buona o cattiva espressione; vuol dire soltanto libertà. Provocare è il loro mestiere, (la satira deve dar fastidio, deve far incazzare" afferma Oliviero Toscani) e la loro provocazione è legittima, così come è legittima la nostra reazione a criticarli.                                                                                 Per non rischiare di apparire permalosi e di parte, perché questa satira ci riguarda direttamente, la risposta affidiamola ad un francese come loro, Daniel Pennac, autorevole scrittore francese, che pone dei limiti alla satira.                                                                                                                                                   -"La vignetta sulle vittime del terremoto "- dice Pennac - "è stronzissima e basta. Non è divertente, quasi non merita il nostro sdegno "- e ancora - "io penso che neppure la satira dovrebbe calpestare una cosa importante: l'empatia".                                                                                                          "Penso alle vittime delle scosse, penso alle sofferenze di quelle terre, e non posso non concludere che quelle vignette mancano di rispetto a quel dolore, a quelle storie. Non mi piace chi gioca con la morte degli altri".                                                                                                                        "Va detto che con Charlie tutto ciò non è una novità. Non è una novità un certo stile, che già altre volte mi ha suscitato una sensazione di disagio, anche se non detesto il giornale in sé e non amo le condanne definitive".                                                                 Ci teniamo a ribadire che una vignetta non giustifica la messa in discussione del principio di libertà di satira. Con la stessa chiarezza con cui diciamo a Charlie Hebdo che la vignetta non ci piace, in quanto la riteniamo una vera idiozia; allo stesso modo deve sapere che noi non ci siamo spostati di una virgola, siamo sempre con lui, sempre pronti a lottare per il suo diritto a dire idiozie.
Buona vita
maestrocastello
Inviato da iPad

lunedì 22 agosto 2016

Il silenzio è a rischio sulla terra.

Oramai non c'è scampo per il silenzio, ascoltiamo troppo il telefono e troppo poco la natura e fra una decina di anni non esisterà più il silenzio sulla terra.
L'allarme è dato da uno studioso americano, l'ecologo Gordon Hempton, che da anni se ne va in giro per il mondo, microfono in mano, in cerca di spazi sonori non infestati dall'antropofonìa, suoni cioè di origine umana. 
Voi direte che è una fesseria, ma, pure se il suo progetto è poetico; il suo metodo per determinare le zone di assoluto silenzio sulle terra è assolutamente scientifico.
Egli non è alla ricerca del silenzio perfetto, interstellare che è assenza di vita; ma un ambiente che non contenga il rumore assordante prodotto dagli umani: musiche da centro commerciale, rombi di motori, vociare di gente, banche, ascensori.
Il silenzio di cui parla lo studioso americano e di cui noi stiamo perdendo ogni traccia , è il linguaggio della natura, come il fruscìo del vento tra le foglie, il cinguettio degli uccelli o il rombo di una tempesta.
Ognuno di noi dovrebbe avere il proprio suono personale e il suo ascolto dovrebbe renderlo euforico e vivo.
Presto il silenzio diventerà una leggenda. L’uomo ha voltato le spalle al silenzio. Giorno dopo giorno inventa nuove macchine e marchingegni che accrescono il rumore e distraggono l’umanità dall’essenza della Vita, dalla contemplazione e dalla meditazione. Suonare il clacson, urlare, strillare, rimbombare, frantumare, fischiettare, rettificare e trillare rafforza il nostro ego.
"Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare - diceva Chaplin - Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca."
Se non faremo nulla, il silenzio rischia di scomparire nei prossimi dieci anni. 
Pensate che sono stati individuati solo una cinquantina di siti su tutta la terra , come zone di perfetto silenzio, in zone sperdute del globo; ma sono continuamente a rischio di passaggi di aerei, barche o dal rumore di generatori di basi scientifiche.
Il silenzio va protetto, perché è un recinto intorno alla saggezza. Quello che rischiamo di perdere nel mondo di oggi è la capacità di saper ancora ascoltare le  la voce della natura: nel crepitio della pioggia che batte su un prato, il battito d'ali di una farfalla o il ronzio di un'ape intenta a succhiare il nettare da un fiore.
Insegniamo ai nostri figli a tacere che a parlare impareranno da soli.
Buona vita

martedì 16 agosto 2016

A scuola negli anni 50




Alla scuola anni 50 c'erano molti maestri e tutti quanti avevano una cinghia di cuoio, una verga di salice, una bacchetta di prugnolo, Con la bacchetta ti picchiavano sulle spalle, sulla schiena, sulle gambe e soprattutto sulle mani. Il maestro lo temevi, lo rispettavi e, in cuor tuo, lo odiavi. Quando ti picchiava sulle mani si diceva bacchettata e le palme diventavano rosse che più rosse c'erano solo le bandiere alla festa dell'Unità. Ti picchiavano se arrivavi in ritardo, se avevi un pennino che sgocciolava, se ridevi, se parlavi, se facevi una macchia sul quaderno e se non sapevi quanto fa 7x8 ; le  tabelline, che incubo!
Ti picchiavano se non sapevi tutta la poesia a memoria, se non sapevi tutti i mesi dell'anno o le province italiane, se sbagliavi le divisioni.
C'erano quelli che portavano le uova fresche al maestro, ma li picchiava lo stesso. Quelli che portavano al maestro una bacchetta nuova e il maestro li picchiava per provare la bacchetta su di loro.
Insomma ai bambini anni 50 li picchiavano spesso e quando tornavano c'era pure il resto!
Allora era in voga il detto:"Mazze e panelle, fanno i figli belli; panelle e mazze, fanno i figli pazzi"
Buona vita!

venerdì 12 agosto 2016

Un tuffo nel mio passato

Se chiudo gli occhi, mi rivedo bambino del sud a vivere la mia spensieratezza in un paesino di montagna. Le tasche sempre bucate, perché spesso vi tenevo i sassolini con cui giocavo. Camminavo spesso scalzo per la povertà dei tempi, non per sport.  Se litigavo, dopo poco facevo la pace.  Allora pensavo magari che mi mancassero tante cose, ma non me ne importava poi tanto. Non avevo grilli per la testa, si era tutti nelle stesse condizioni a Sant'Agata di Puglia prima degli anni sessanta: i bambini a giocare per strada e i grandi a passeggiare in piazza, quando non erano nei campi. Allora ci divertivamo con niente, quali video-giochi o play station! Avevo paura del buio e dei carabinieri e se il maestro mi puniva; a casa mi davano il resto. La mia merenda era pane e zucchero, pane e uva, pane e pane. Il gelato costava poco: il cono più piccolino (lu cuppetiélle) costava cinque lire e mia madre non me lo poteva comprare sempre e quando succedeva; me lo facevo durare un secolo. La chewin gum, "la ciuca" in dialetto, ce la passavamo da bocca a bocca e non abbiamo mai preso malattie, andavamo in piazza a raccogliere mozziconi per farci le sigarette e, in mancanza, fumavamo di tutto, perfino i fili di paglia che fuoriuscivano da sotto le sedie. Il ghiaccio lo vendevano a pezzi, le sigarette te le davano anche sfuse e pure la pasta. Quando ti sedevi a tavola il menù non era molto ricco: quasi sempre pasta fatta in casa ( li maccarúne) con verdure raccolte in campagna: foglie di zucca ( li tàrre), broccoli ( li vruòcchele) , bieta (re jéte) o una varietà di erba mangereccia che da noi chiamano marascioni (li marasciùne). E la carne? Direte voi. Ma quale carne! Chi l'ha vista mai la carne da piccolo! Noi eravamo vegetariani senza saperlo, ma per necessità; la carne la mangiavo qualche volta la domenica, alle feste comandate o quando un vicino ammazzava il maiale. Le uniche mangiate in piena regola le facevi a Natale ed a Pasqua. Soldi non ne circolavano tanti e gli operai venivano spesso pagati in natura: grano, farina o con altri generi alimentari. Ora studiano tutti, anche chi non vi è tagliato; mentre un tempo, dopo la quinta elementare, venivi avviato al lavoro: falegnami, sarti e barbieri avevano frotte di giovani che andavano ad imparare il mestiere. Noi piccoli avevamo rispetto per gli anziani e per gli animali, ci insegnavano a salutare per primi le persone più grandi di noi. Erano tempi duri, ma spensierati; almeno per noi bambini che scorrazzavamo per strada, senza il pericolo delle macchine, le porte delle case erano formate da una vetrina che rimaneva sempre aperta durante il giorno. Che tempi quelli di allora, comunque non ho rimpianti e li ricordo volentieri, perché penso che il passato è bello per essere ricordato, non per essere vissuto.
Buona vita!

mercoledì 10 agosto 2016

Esprimi un desiderio!

Spegnete le luci, accendete le stelle!

Notte di San Lorenzo, notte di magìa; aspettiamo tutti questa notte particolare dell'anno che riveste il fascino di catturare una stella cadente ed esprimere un desiderio che vogliamo si avveri.  
Si tratta in realtà del passaggio di stelle cadenti provenienti dalla costellazione Perseo ( questo sciame è detto anche delle Perseidi) che si trova sotto la costellazione di Cassiopea.
Secondo la tradizione antica, questi filamenti luminosi rappresenterebbero le lacrime di San Lorenzo, martirizzato assieme al papa Sisto II ed altri 4 diaconi; sorpresi a celebrare l'Eucarestia nelle catacombe; era il 253 e regnava l'imperatore Valeriano che perseguitava i cristiani.
Grazie al pianeta Giove, questa notte di San Lorenzo 2016, secondo gli esperti, sarà particolarmente spettacolare per quante stelle cadenti che si vedranno e per la possibilità di esprimere un desiderio nella speranza che si avveri.
In un momento di crisi la gente non avrà difficoltà ad esprimere desideri, c'è solo l'imbarazzo della scelta. 
Bisogna credere nei sogni? Mai perdere la speranza, altrimenti è finita!
Ecco perché io continuo a sognare e questa sera sarò con il naso all'insù a catturare sogni.
Buona vita!

venerdì 5 agosto 2016

È morta Anna Marchesini




Addio, bella figheira!

- E che so' ste facce tristi, sembra che siamo a un funerale!
Così avrebbe esordito Anna Marchesini ieri l'altro nella chiesa di Sant'Andrea di Orviero, appunto, alla cerimonia funebre che la vedeva come protagonista principale,
Quest'anno ci hanno lasciato colossi dello spettacolo, del cinema e della televisione italiana e ci sentiamo più orfani che mai.
Anna Marchesini, gravemente malata da anni di artrite reumatoide, ci ha lasciato con l'ironia, il garbo e la capacita' di ridere di se' stessa che l'ha sempre caratterizzata.
Nel suo sito racconta: " Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo.
Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. E' una aspirazione che piano piano trovero' il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato.
Posso tentare.... e se mi ribocciano?
E se poi l'Accademia trasloca?
E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall'Accademia no mai più!"
Anna, non solo superò gli esami dell'Accademia e si cimentò con successo in ruoli seri e drammatici; ma una volta stretto il sodaliziozio col "Trio" Marchesini-Lopez-Solenghi,  inventarono un nuovo modo di far ridere gli italiani.
Addio alla Signorina Carlo, alla sessuologa Merope Generosa, alla Sora Flora, alla cameriera secca dei signori Montagné e soprattutto alla bella figheira, alla Monaca di Ponza, alla Lucia manzoniana del piccolo schermo.
Donna ironica e intelligente, attrice, autrice e scrittrice; grazie a lei il "Trio" ha prolificato successi dopo successi.  Oggi diciamo addio anche ad una donna eccezionale, come attrice comica, come amica ( a detta di Lopez e Solenghi) e come donna che ha vissuto la sua malattia con dignità fino in fondo; senza mai perdere il gusto dell'ironia.
Racconta al funerale Tullio Solenghi che ogni tanto le telefonava e l'aveva recentemente sentita:
- Come intitolerai il tuo quarto libro?
-" È arrivato l'arrotino", questo sarà il titolo.
- Ma che razza di titolo è?
 e lei:
- Perché mentre scrivo, apro la finestra e, al di là dei rumori di auto, la voce ricorrente che mi arriva è quella dell'arrotino. E per me inizia bene la giornata.
Ha detto il suo parroco :  “È stata una grande persona, ha indossato tante maschere facendoci ridere, ma rimanendo sempre sé stessa. L’arte più bella che ci ha insegnato è stata quella di vivere”.
Già me la immagino quando entrerà in Paradiso e chiederà permesso dicendo: " Siccome che so' cecata..." e tutti gli angeli scoppieranno a ridere.

Addio, Anna, ci mancherai!

lunedì 18 aprile 2016

Non canterei vittoria.


I risultati di ieri sera sul voto del referendum testimoniano un dato incontrovertibile : ha vinto ancora una volta il partito degli astensionisti; 70 % contro 30%; viva gli astensionisti! È diventato ormai una moda: tutti al mare o in gita fuori porta e il contentino a quelli ancora convinti che il referendum sia davvero uno strumento democratico.
Ma andrei calmo a cantar vittoria. Questa tornata elettorale è stata l'ennesima dimostrazione dello strapotere che hanno i partiti politici in Italia. Non voler accorpare referendum e votazioni di maggio, poi, è stato come buttare nella tazza del cesso 300 milioni di euro in tempo di crisi e la chiara dimostrazione che il referendum sulle trivelle doveva fallire.
Così ha voluto Renzi è così è stato.
Troppi interessi privatistici in gioco e chi se ne fotte della salvaguardia del mare e del territorio italiano.
È stato fatto per salvaguardare posti di lavoro?
Ma quello che non si capisce, quando una grossa fetta dell'economia reale e della finanza italiana punta ormai l'attenzione sulle tecnologie pulite e le fonti rinnovabili, ci sia l'ostinazione governativa verso un settore destinato, presto o tardi, al declino; a discapito di un settore innovativo ad alto tasso di crescita e di occupazione.
Il referendum è fallito, ma farebbe un grosso errore chi sottovalutasse il peso politico della mobilitazione del "popolo del Sì".
Vi sono più di quindici milioni in Italia che hanno a cuore i temi dell'ecologia e dell'ambiente ed è tutta gente che vota e voterà in futuro;
si tratta di un bacino di cittadini e di elettori significativo, cruciale per le prossime contese elettorali.
Mi guarderei bene dal disprezzare di chi ha opinioni diverse da quelle di chi è oggi al governo e del partito che lo rappresenta.
Il governo farebbe bene a ripristinare gli incentivi per il fotovoltaico e puntare tutto sulle energie rinnovabili.
La nostra ricchezza, mettiamocelo bene in testa, è il patrimonio artistico e culturale nazionale, le coste dalla bellezza incomparabile, il suo territorio e il suo mare che va salvaguardato e non martoriato.
Attenti che la vittoria furbesca di oggi potrebbe rivelarsi un domani un vero floppy.