mercoledì 25 ottobre 2017

Quando diventerò bambino

Oggi Vi consiglio il libro dI Janusz Korczack :"Quando ridiventerò bambino".
Non è semplice parlare di lui perché non è semplice parlare dell'infanzia.
Penso ad ogni genitore e al difficile compito che ha nel rapportarsi con i propri figli.
Non è semplice parlare d'infanzia perché bisognerebbe fare un passo indietro e cercare di entrare in un mondo che solo apparentemente non ci appartiene.
Il mondo di un bambino non è un mondo del passato: è un mondo del presente.
Tutto  scivola e sembra imprendibile, eppure basta un nonnulla per ritornare lì, in quell'isola e scoprire un sapere che è all'origine di tutto. Korczack lo sapeva. Lo aveva intuito perché probabilmente, era ridiventato bambino e l'unico scopo di chi ridiventa bambino è quello di proteggere l'infanzia, difenderla dall'assalto barbaro dei suoi predatori.
Ridiventare bambino significa tante cose.
Significa sperimentare di nuovo il contatto con qualcosa che molto spesso, abbiamo dovuto nascondere o che abbiamo dovuto abbandonare in una cantina buia.
La separazione dal bambino in realtà non è mai avvenuta.
Korczack dedicò tutta la sua vita a questa separazione apparente. E  non abbandonò mai i suoi bambini, neanche quel giorno in cui marciò insieme a loro, disponendoli in fila, quattro per quattro, come se fosse un gioco, verso il treno che li avrebbe portati alla morte.
La separazione dell'adulto dal proprio bambino è il concetto su cui Korczack, ha riflettuto tutta la vita, cercando d'introdurlo ovunque.
Un uomo che è tornato bambino deve restare lì, dove il pensiero è saldo e unico, dove i sentimenti non si frammentano.
Il bambino per Korczack è la chiave di tutta l'umanità. Il mondo che avvolge i bambini è come una coperta troppo piccola che non basta a proteggerli dalle intemperie che nascono a causa degli adulti. Il fatto che i grandi si credano i padroni del mondo, che decidano le sorti delle nazioni, che dettino le regole, gli ordini, che stabiliscano le leggi e che non si curino troppo degli sguardi e delle richeste della "gente pococresciuta", ben presto causa una vera e propria rivoluzione nell'animo del bambino.
Questa rivoluzione li porta al desiderio di non sentirsi adatti, perciò prigionieri di qualcosa da cui bisogna evadere al più presto: l'infanzia.
Per Korczack il mondo in cui vivono i bambini è il mondo dell'incomprensione che ben presto, sfocia nel mondo della tristezza, dell'isolamento e del dolore.
Korczack vorrebbe cambiare questo mondo e invita più volte a cambiare un punto di vista: mettersi nei panni di un bambino.
Per cambiare il mondo bisogna ricostruirlo, ma per ricostruirlo bisogna distruggere quello che, in quanto adulti (adatti), pensiamo di aver costruito su basi solide.
Nel suo lavoro "Il diritto del bambino al rispetto", Korczack lo aveva chiesto, lo aveva urlato: "Bisogna prendere in considerazione il bambino ora e non l'adulto che diventerà!"
Un'idea del genere, per quei tempi stravolgeva completamente ogni sistema educativo.
Egli fu un vero riformatore, attento soprattutto ai bambini che non avevano la sorte di avere una famiglia, costretti a vivere per strada. Lottò con tutte le sue forze, contro un metodo meccanico d'insegnare nelle scuole.
Tutti sanno di cosa Korczack diceva: "Non esiste il bambino. Esiste l'uomo in quanto individuo. Il bambino è un individuo particolare che ha una propria vita.
L'errore più grande della pedagogia è pensare di tracciare le basi per l'educazione del bambino e non dell'uomo!"

"... è faticoso frequentare i bambini...
bisogna abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Non è questo che più stanca...
È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli."
(Janusz Korczak)

venerdì 13 ottobre 2017

Matematica con i materiali.

Un nuovo modo di fare matematica nella scuola di base.

Siamo intorno al 1990, quando la mia scuola decide di organizzare un corso di aggiornamento su un nuovo modo di insegnare la matematica nella scuola primaria.
Si presenta Alceo Selvi, fresco maestro in pensione, con sua moglie e ci dividono in due gruppi: lui ci aggiorna per l'insegnamento in prima e seconda e la moglie per  terza, quarta e quinta. 
Io faccio parte del primo gruppo e dopo la prima lezione, dato il grande interesse che suscita in me quel nuovo modo di fare matematica, non salto una sola lezione.
Era in sostanza il modo di fare matematica attraverso esperienze manipolative con materiali concreti, i cosìdetti sussidi didattici.

Quali sono le ragioni di fondo che ne giustificano l'impiego?

La matematica tradizionale usava un metodo formalistico- descrittivo e la gran parte degli allievi che formava rimanevano di frequente assai lontani dalla piena comprensione dei concetti di questa disciplina, anche se diversi di loro riuscivano a raggiungere un sufficiente addestramento nell'uso del simbolismo e nella relativa applicazione di alcune tecniche operative.
Non si considerava il fatto che lo scolaro deve avere piena comprensione delle conoscenze matematiche che costituiscono poi gli strumenti intellettuali utili per operare un suo ulteriore avanzamento del pensiero. 
Non considerava che queste conoscenze non sono quelle che gli vengono trasmesse in tutta compiutezza dall'insegnante o dai libri. Sono piuttosto quelle che lo scolaro conquista attraverso una ricerca personale, in cui egli sia in grado di esplicare liberamente la sua attività creativa.
Spesso, per di più, venivano trascurate le differenze individuali esistenti nel ritmo dell'apprendimento. Di frequente accadeva che, a seguito di una valutazione non oggettiva, un allievo veniva giudicato incapace di comprendere determinati concetti della matematica. Mentre, in realtà, in tali casi era assai probabile che l'allievo fosse un soggetto dotato di un meccanismo di astrazione più lento e che rimanesse quindi sopraffatto dalla incalzante presentazione di ulteriori concetti. 
In altre parole, l'insegnamento tradizionale tendeva ad imporre a tutti gli alunni uno stesso ritmo di apprendimento e spesso non teneva conto delle leggi psicologiche che governano i meccanismi individuali dei processi di formazione dei concetti.
L'indirizzo didattico che, ai giorni nostri, si va affermando e consolidando ritiene che si può porre rimedio ai gravi errori prodotti dall'insegnamento tradizionale soltanto se si dà la possibilità all'alunno di accostarsi alle conoscenze matematiche con un atteggiamento di tipo "concreto-costruttivo". 
Ciò implica che occorre sempre evitare di partire dalla fase della pura astrazione.
I concetti non vanno presentati, quindi, nella loro fredda compiutezza generalizzatrice, ma si deve aver cura di creare stimolanti e diversificate situazioni di apprendimento, nelle quali ciascun alunno sia messo in condizione di percorrere, secondo il proprio ritmo individuale, tutte le tappe necessarie per la costruzione del concetto.
Asseriva Piaget che un concetto matematico nasce dalla sintesi di schemi logico operazionali, 
i quali, per potersi costituire a livello mentale, richiedono di essere interiorizzati mediante attività manipolative sul concreto.
Per rendere costruttivo l'apprendimento matematico vanno proposte e fatte compiere al bambino opportune esperienze, basate sulla manipolazione di adatti materiali concreti.
Occorre però considerare che tali esperienze non sempre è possibile realizzarle con quel "concreto naturale" che può ritrovarsi nell'ambiente circostante.
Ragion per cui le esperienze vanno predisposte anche con "materiale artificiale", opportunamente strutturato, i cosiddetti sussidi didattici :  numeri in colore, blocchi logici eccetera; 
in modo che le attività di ricerca del bambino possano essere indirizzate verso quel tipo di schema operatorio che si è stabilito di formare in sede di programmazione didattica. 
Siffatto materiale strutturato, infine, dovrà esser utilizzato, oltre che nei giochi collettivi, anche a livello di esperienze ludiche individuali, così da consentire a ciascun bambino di esplicare una propria attività, secondo il proprio, personale ritmo di lavoro e di apprendimento.

venerdì 6 ottobre 2017

È tempo d'amare


È tempo d'amare.

Srotola la vita
gomitoli di tempo,
ricama l'abitudine
stanche trame di noia e
il futuro è un
maglione di speranza.
Ha fretta il tempo e
non torna mai
sui suoi passi;
è il ricordo
che s'illude
di fermarlo.
Stanotte ha piovuto
la tristezza di ieri,
finalmente è tornato il sereno:
basta sognare!
ora è tempo d'amare.
(Giovanni, 7 - ottobre - 2017)

martedì 3 ottobre 2017

L'alga Spirulina, il cibo del futuro.

Per parlarvi della Spirulina, ho ideato un'intervista a me stesso.

DOMANDA: Ma cos'è la spirulina?
RISPOSTA: Si tratta una microalga di acqua dolce di colore verde-blu che cresce spontaneamente in Centroamerica e nei laghi africani di origine vulcanica, dove c’è la necessaria luce, alcalinità e alta  ctemperatura dell’acqua.
DOMANDA:  Ma perché se ne parla tanto?
RISPOSTA: Pensate che contiene tre volte le proteine della carne, quarantacinque volte il ferro degli spinaci, nove volte il calcio del latte e una serie di vitamine, sali minerali, Omega 3, Omega 6 e antiossidanti: l’alga Spirulina per qualità nutrizionali e sostenibilità è l’alimento del futuro; almeno così dicono gli esperti.
DOMANDA: Dov'è utilizzata maggiormente?
RISPOSTA: In Africa è largamente utilizzato dove l’emergenza nutrizionale è questione di vita o di morte. Dove non si muore di fame viene utilizzata soprattutto in pillole e in polvere come integratore alimentare adatto a chi segue un regime alimentare vegetariano o vegano o a chi fa sport.
DOMANDA:  Ma chi la coltiva?
RISPOSTA: Viene coltivata ai fini commerciali soprattutto in Asia, Cina, India e America Latina, è un cibo estremamente sostenibile e molto nutriente che potrebbe venire incontro alle esigenze future di un pianeta con tante persone e poche risorse. 
DOMANDA:  È conveniente coltivarla?
RISPOSTA: Per ottenere la stessa quantità di proteine nella carne infatti serve un utilizzo di acqua cinquanta volte superiore e ogni chilogrammo di spirulina prodotta ne cattura due di anidride carbonica nell’atmosfera.
DOMANDA: in Italia è possibile coltivarla?
RISPOSTA: Sì, in Puglia si coltiva.
DOMANDA: Come in Puglia?
RISPOSTA: Sì, a Valenzano, in provincia di Bari. 
DOMANDA: Dai racconta.
RISPOSTA: Nell'estate 2013 due biologhe precarie (Flavia Milone e Simona Intini), una filosofa a progetto (Danila Chiapperini) e un perito chimico regolarmente assunto (Raffaele Settanni) trascorrono un mese intero in una delle province più povere di uno dei Paesi più poveri dell’Africa: il Malawi e studiano i processi di coltivazione della spirulina e si chiedono: perché non coltivarla anche da noi in Puglia?
DOMANDA: Quindi?
RISPOSTA: Nel 2012 nasce una startup che si chiama ApuliaKundi coltiva e produce l’alga Spirulina, prima solo per scopi scientifici oggi anche per il commercio: in pillole ed in polvere (farina). Producono spirulina in vasche di acquacultura presso l'Università di Agraria di Valenzano e siccome l'alga ha bisogno di luce e calore per la fotosintesi, in Puglia si riesce a produrre piuttosto bene.
DOMANDA: È possibile pensare ad una produzione in vasta scala in Italia?
RISPOSTA: Perché no, in Puglia si potrebbero utilizzare molte serre abbandonate a beneficio di un'economia green che può avere un futuro.
DOMANDA : Già viene utilizzato da qualcuno questo prodotto?
RISPOSTA: Da qualche tempo le mamme, le nonne e le zie dei quattro ricercatori baresi si dilettano a produrre orecchiette, gnocchi, taralli, focacce e torte di mele a partire da una strana farina che sa di Africa e di pesce, di tradizione e di futuro. È ricavata appunto dall'alga chiamata spirulina
Ecco perché la vecchia non voleva mai morire.

Buona vita!
maestrocastello 


lunedì 2 ottobre 2017

Due ottobre, festa dei nonni

Festa di nonni,
vi racconto la mia giornata:
Oggi, 2 ottobre, la festa dei nonni.
Qua uno mi ha chiesto: "ma chi l'ha deciso?",
"boh!", dico io;
Ma pensandoci bene: hanno inventato una festa per tutto, perfino la giornata del fungo porcino e poteva mancare la festa dei nonni?
Oggi pomeriggio in piazza Testaccio incontro Marta e Beatrice, le mie dolci nipotine di 2 e 4 anni. Marta mi corre subito incontro, mentre Beatrice non si spreca più di tanto, ma mi mostra il lavoretto che hanno fatto a scuola apposta per i nonni. Io leggo e lei amicca un sorriso, aspettandosi un "brava!". Io la confondo, stampandole un tenero bacio sulla fronte e poi mi ritraggo.
Fra noi funziona così: lei fatica molto a palesare le proprie emozioni ed io la lascio stare.
Lei non dà i baci a comando.
Lei molto emotiva e Marta tanto espansiva.
Beatrice mi piace da impazzire, perché è di un'intelligenza spaventosa e da sempre. A luglio è stata in vacanza in Sicilia e quando è ritornata a Roma: " Nonno, lo sai che mi mancavi?". Detto da una bimba che deve ancora compiere 4 anni, ti desta meraviglia ed emozione.
Oppure, appena ci mettiamo a tavola a casa sua, per dimostrare la propria contentezza di avermi a casa sua, esclama: "Nonno, ti voglio tanto bene".
Da piccolissima sono stato e sono tutt'ora il suo compagno di giochi e questo lei non se lo scorda. Le persone le devi vivere per amarle.
Marta parla ancora poco, ma si fa capire benissimo. Mangia in continuazione, ma rimane magra; beata lei!
Alle feste mi pare che si ricevono dei regali, ma i regali oggi li ho portati io: a Marta una bicicletta rosa che le mancava, un ciambellone fatto da me, conchiglie per Beatrice da portare alla maestra e merendine varie.
Voglio tornar bambino!

(maestrocastello)

domenica 1 ottobre 2017

Il primo ottobre iniziava la scuola.

Stamane, il tablet mi dice che già siamo al primo d'ottobre e inevitabilmente mi soffermo a pensare. Un tempo iniziava la scuola il primo di ottobre ed ho sempre pensato a quanto eravamo fortunati ad avere tutto settembre a goderci la parte finale dell'estate, senza il trauma di passare repentinamente dal costume da bagno al grembiule.
Settembre passava lento e pigro ed il naturale variare del tempo che annunciava l'imminente vendemmia, ci preparava ad un dolce ritorno tra i banchi di scuola.
Col grembiule che mia madre per suo da fare lavava all'ultimo minuto, il colletto di stoffa con la nocca bianca; mi presentavo finalmente a scuola. 
I più piccoli piangevamo e mettevano ansia pure a te che un po' di paura l'avevi; ma non ho mai capito perché.
In quei giorni d'ottobre, per le stradine di paese era un via vai di asini che trasportavano cesti straripanti d'uva che ubriacava l'aria di Sant'Agata. Che dire, era una vera e propria festa che premiava le attese di un anno e vedeva il contadino sorridere e noi bimbi pronti a saltare a piedi scalzi in qualche tino a pigiare tutta la nostra allegria di bambini di paese targati anni sessanta.
Era la stagione di fichi, castagne, melograni, mele e mele cotogne ed, appunto, uva.
Oggi al ritorno a scuola, tanti portano conchiglie raccolte in estate e vengono puntualmente incollate su dei cartelloni e appesi al muro dall'insegnante, a quei tempi portavamo grappoli d'uva con tanto di pampini attaccati: il maestro attaccava le foglie e l'uva se la portava a casa per ricordo.
Buona vita!
maestrocastello 

giovedì 1 giugno 2017

Vorresti sapere il futuro in anticipo?

Vi è una leggenda secondo la quale il bambino nel ventre della madre conosce tutto sul mistero della creazione, dall'origine del mondo fino alla fine dei tempi.
Alla nascita un messaggero passa sulla culla e gli posa un dito sulle labbra affinché non sveli mai il segreto che gli è stato affidato, il segreto della vita.
Questo dito appoggiato che cancella per sempre la memoria del bambino lascia un segno. Quel segno lo abbiamo tutti sul labbro superiore.
Non conoscere il futuro farà vivere più sereno il bambino che nutrirà sempre la fiducia in una vita migliore.
Il giorno in cui nacque un tale, il messaggero si dimenticò di fargli visita e ricordava tutto. 
Quel tale che già conosceva il corso che avrebbe avuto la sua vita ebbe un'esistenza terribile.
Morale:
Questa è solo una leggenda, ma tu vorresti conoscere prima come si svolgerà la tua vita?
Buona vita!