lunedì 26 marzo 2018

ADDIO, FRIZZOLONE!


Eravamo abituati a vederlo in televisione tutte le sere prima di cena questo eterno ragazzone che ci trasmetteva simpatia e buonumore.
Ora non lo vedremo più, perché Fabrizio Frizzi ci ha lasciato per un malore improvviso.
Aveva appena compiuto 60 anni e ultimamente lottava con una terribile malattia.
Fabrizio era una bella persona, uno dei volti puliti della televisione.
Da molti anni ha intrattenuto il pubblico italiano con trasmissioni di ogni tipo: da programmi per ragazzi a spettacoli importanti in prima serata, da maratone per beneficenza ad eventi sportivi e umanitari; mettendo sempre in campo discrezione e simpatia sincera.
Fabrizio Frizzi era di animo buono e la sua bontà la esercitava in pubblico e in privato attraverso la sua grande umanità e disponibilità verso gli altri.
All’”Eredità” appariva realmente dispiaciuto quando un concorrente doveva lasciare e lo accomiatava sempre con una buona parola.
Frizzi lascia una giovane moglie e una figlia piccola, per la quale dichiarava di voler lottare fino all’ultimo e lo ha fatto.
Avrà sicuramente lasciato a moglie e figlia , oltre al dolore, l’esempio di un marito amorevole e di un papà eccezionale.
A tutti noi il ricordo di una bella persona, simpatica e generosa.
Ciao, Fabrizio, resterai sempre nei nostri cuori.
Riposa in pace!

sabato 17 marzo 2018

ANCORA CI SEI
La tua voce
nella foglia
che agita
il vento
La tua luce
nel raggio
di sole
che filtra
tra le persiane
al mattino;
La tua dolcezza
nel sorriso
della foto
in cima
al nostro letto
Suggestione?......
Ma è così
che avverto
che ancora
ci sei.
💜!

martedì 30 gennaio 2018

ANCORA CI SEI

La tua voce
nella foglia
che agita 
il vento
La tua luce
nel raggio
di sole
che filtra 
tra le persiane 
al mattino;
La tua dolcezza 
nel sorriso 
della foto
in cima 
al nostro letto
Suggestione?......
Ma è così 
che avverto 
che ancora 
ci sei.

sabato 20 gennaio 2018

Il giardino incantato


Da “Ricordi di scuola “
di Giovanni Mosca

Il giardino incantato.

- Una madonnella - disse Maria
- Una coccinella - corresse il ragazzo di terza
- No, una madonnella - dissi anch’io - me la regali? 
- Trovatela, io questa la porto al maestro che ce la spiega. Giulio ha trovato      una pietra focaia.
- Stava in mezzo alla ghiaia - fa Giulio 
- Davvero?
- L’ho trovata in mezzo alla ghiaia - disse un ragazzo di quarta - a casa ci faccio le scintille.
E tornarono a giocare con la terra. Facevano castelli, vulcani; anzi vesuvi, come dicono i bambini,
Rimanemmo soli io e Maria, tenendoci per mano.
- Tu torni qui, domenica?
- Non so se la mamma mi ci condurrà, e tu?
- Neanch’io 
- Avresti paura a rimanere qui, di notte? Ecco una stella, la vedi?
- Chi le accende?
- Iddio! Una compagna mi ha detto che una volta è salita sopra una montagna alta alta, dove si possono toccare.
- Non bruciano?
- No, perché non è come la luce delle candele. Se io guardo le stelle e tu mi guardi gli occhi, le vedi ugualmente.
- Alzò il capo e guardò le stelle.
- Guardami gli occhi.
Si vedeva un luccichio dentro.
- Anche nei miei si vedono?
Mi guardò gli occhi:
- Tante - disse - se li chiudi, spariscono.
- Rimaniamo così, tanto tempo, ad occhi aperti: ce li riempiamo di stelle.
E cominciammo a guardarle tenendoci per mano, fissi, e anche il cuore si riempiva di luce, di una luce che invano, da grandi, si cerca, ma l’incanto finì.
- Maria! Giovanni! Dove siete? È tardi!
Vennero le mamme.
........

domenica 14 gennaio 2018

La radio.



Quando viaggiavamo con la fantasia.
Negli anni sessanta la televisione era arrivata da poco e nelle case la tenevano solo i ricchi. Noi l’andavamo a vedere nei circoli o nelle sezioni dei partiti, sempre che ti facevano entrare. Il sabato sera c’era “il musichiere”con Mario Riva e il problema era dove andarlo a vedere. Quando c’era San Remo, poi, era un avvenimento nazionale e c’era la gara a guadagnarsi un posto in una casa o dovunque fosse possibile.
La televisione, è vero, ce l’avevano in pochi; ma la radio ad averla eravamo un po’ di più. Chi aveva un apparecchio radio in casa lo teneva come fosse un altarino, rivestito con un pannetto di stoffa a fiori. Il siparietto veniva aperto occasionalmente per diffondere musica ad alto volume, in modo che tutti della strada sapessero che avevi la radio.
La radio di allora aveva le valvole e le manopole per cambiare le stazioni e, cosa indimenticabile, aveva un occhiolino luminoso rosso o verde proprio davanti.
Il mio ricordo vola a quelle serate quando mi permettevano di ascoltare un racconto per radio. Al buio, illuminati solo dalla luce di quell’occhiolino, la mia mente viaggiava al rumore degli zoccoli di cavalli al galoppo, rapito dalla calda voce suadente del narratore che mi portava a spasso chissà dove. Allora sognavo spesso, ora mi capita solo quando dormo.

mercoledì 20 dicembre 2017

A NATALE PUOI!


Mi domando se i bambini di oggi  provano le stesse emozioni che provavamo noi con l'arrivo del Natale.
Credo che molto dipenda da noi adulti, le aspettative siamo noi che le creiamo e, ovviamente, responsabili sono anche i tempi che attraversiamo.
Un tempo la povertà era molto diffusa, eppure i grandi riuscivano benissimo a creare il piacere dell'attesa di un momento sacro e gioioso, in cui i vincoli familiari si rinsaldavano maggiormente intorno ad un desco poverello ed un ceppo acceso che scaldava dei cuori semplici.
Un dolce, un mandarino, una caramella sembra poco; eppure riuscivano a far felice un bambino.
Oggi che non mancano i mezzi, si fa più fatica a ricreare lo stesso clima di un tempo. Come mai?
Sarà che di regali i nostri bimbi ne ricevono ad ogni occasione, sarà che le nostre tavole, almeno quelle, sono imbandite tutto l'anno, sarà che non abbiamo più tempo per noi stessi, figurarsi per i figli; sta di fatto
che il Natale non è più lo stesso. Il rischio che col diventi coreografia e basta.
Dare un senso diverso non solo al Natale, ma alla nostra vita è possibile e dipende solo da noi.
Come dice la pubblicità?
A Natale puoi!