lunedì 13 aprile 2020

Notte , poesia al tempo del covid 19


La poesia ci salverà!

VITO LOCURCIO

Questa meravigliosa lirica ci arriva a proposito nel giorno di Pasqua e regalo più bello non poteva farci il poeta Vito Locurcio, come augurio che il sole tornerà a splendere per tutti noi.

“Notte compresa d’istinto materno,
rimbocchi al sonno dell’umano
i tuoi silenzi,
lasci alle stelle le illusioni
di chi veglia
e al diradare delle tenebre,
l’ansia di chi attende
promettendo il sole!”

(Vito Locurcio)

sabato 4 aprile 2020

Noi tutti nella “casa del Grande Fratello “.



Buongiorno e felice sabato !
È un fatto che la tecnologia ci aiuta in questo periodo di costrizione.
Il telefono squilla spesso in casa e la televisione, quella odiosa scatola parlante , come non mai ci fa compagnia.
Il mio televisore poi, che normalmente accendo di rado, ora s’è messo a far le bizze e proprio in questo periodo, ma le notizie sul virus, quelle le vedo. Sembra un bollettino di guerra.
Sì siamo in guerra, il clima è lo stesso; solo che mancano le bombe.
Ieri mi è capitato di dare uno sguardo fugace pure alla Durso e a quelli del “Grande Fratello “.
La Durso, quella che sbatte gli occhi  come le bambole di una volta e ora sa anche piangere a comando e pregare.
Un po’ invidio quei ragazzi che bivaccano nei giardini dì Cinecittà, senza avere il problema di andar a fare la spesa, che la roba da mangiare non si trova perché dagli scaffali dei supermercati ora s’è trasferita nei nostri congelatori, della serie: “caso mai scoppiasse la guerra!”.
Ci avreste mai pensato, che un giorno avremmo partecipato tutti al Grande Fratello, ma non nei locali cinematografici di Mediaset; ognuno di noi dalla propria “Casa”.
Facciamo tutti video-chiamate : io con le nipoti, mia figlia con l’istruttrice della palestra per una lezione a distanza, mia sorella- maestra coi propri alunni che dovranno fare gli esami a giugno.
Insomma, manca solo il Confessionale per le nomine; ma per quello rimediamo subito.
Andiamo con le nomine:
Nomino i vicini di casa di mio figlio che si lamentano quando Ivan porta in terrazza le sue bimbe di 5 e 7 anni a sgranchirsi le gambe e prendere un’ora d’aria come i carcerati.
Nomino i delinquenti che ti suonano alla porta, spacciandosi per quelli del Comune che distribuiscono mascherine gratis e invece vogliono rapinarti.
Nomino gli hackers dei computer dello Spallanzani di Roma e gli hackers del sistema informatico dell’Inps, nomino gli uccelli del malaugurio della televisione, nomino tutti gli sciacalli che approfittano di questo periodo per vendere mascherine false o a prezzi lievitati, nomino quelli che in questo periodo vanno a correre e non hanno mai corso, nomino quelli senza mascherina, nomino quelli che non hanno bisogno di uscire ed escono lo stesso, nomino quelli della Commissione Europea, nomino la Merkel, nomino i tulipani e chi li produce,  nomino Il presidente Trump col parrucchino, nomino i cinesi e ...
nomino il cornavirus o se vi pare covid 19 ; ma tanto non cambia la cosa.
Speriamo finisca presto tutto questo carosello.
Buona giornata!
giovanni o maestrocastello

giovedì 2 aprile 2020

EVANESCENZE



Vorrei essere altrove
come una rondine a primavera
fra i tepori del tempo.
Ci lasciammo quella sera
per vederci altrove,
no per necessità.
Eppure il pensiero
è sempre in lotta
con le evanescenze
che vorrebbero cancellare i ricordi
e fatico a volare.
Allora ti vedo altrove.
Il mio altrove è questa poesia,
è una fotografia,
un semplice dettaglio
come un tuo fermaglio
un disco,
un libro,
uno sguardo;
in fondo è con gli altrove
che si dileguano
le mie evanescenze.

g.

lunedì 30 marzo 2020

Riflessioni sul coronavirus

Buona sera,
già sapete che sono sempre propositivo e siccome già ho vissuto un’infanzia di miseria e di bisogni, questo periodo non mi spaventa più di tanto.
Ho timore più per i miei figli  e per i miei nipoti che per me personalmente.
Questo coronavirus ha portato alla luce tanti comportamenti strani che già prevedevo.
L’Europa di cui ci riempiamo la bocca è così come è nata, dei più forti e dei più arroganti.
Qualcuno si chiede perché l’Italia non s’è attrezzata da subito, appena saputo dell’espandersi del virus e stasera sento rispondere che il materiale medico era già in partenza a fine gennaio da altri Stati europei per l’Italia, ma fu bloccato.
L’atteggiamento soprattutto della Germania riguardo agli euro-bond (prestiti negati alle nazioni europee in difficoltà che sarebbero stati regolarmente restituiti) e quello spocchioso della Francia e dell’Inghilterra non mi meravigliano.
Il virus è arrivato pure da loro, ma noi non ne siamo affatto contenti.
Dovremmo viaggiare da soli, ma capisco che da soli ormai non si va da nessuna parte.
D’altronde c’è ancora da risistemare bene le cose in Italia tra nord e sud.
Il coronavirus sta imperversando soprattutto al nord e questa può essere l’occasione buona, sud e nord d’Italia, per riunirci finalmente attorno alla stessa bandiera, fare uno sforzo comune; non solo cantare lo stesso inno nazionale.
Ora si dovrebbe fare solo silenzio e lavorare tutti assieme per superare questa prova .
Non sono momenti di fare polemica, specie in politica, ma stringere i denti e andare avanti.
La crisi, diceva Albert Einstein, può essere una benedizione La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chissà se, fatta allora l’Italia, ora stiamo finalmente facendo gli italiani!
maestrocastello 

sabato 28 marzo 2020

RIPARTIREMO

Ripartiremo dalle luci
di un nuovo mattino
e la vita riprenderà a danzare.
I semi di speranza
nei vasi dei nostri balconi
saranno diventati fiori di certezza
e profumeranno l’aria
che echeggerà ancora
di Inno Nazionale
e di applausi a mezzogiorno.
Alle nostre tavole serviremo
piatti di gioia
e i nostri bambini
andranno per strada a giocare
certi d’aver appreso, stando a casa,
una lezione che nessun’aula scolastica potrà dare.
Usciremo finalmente di casa
portando a spasso i nostri sorrisi
e guarderemo con occhi diversi
camici e divise,
certi che un grande cuore
batte sotto i loro vestiti.
Ricorderemo gli anziani,
vittime preferite
del virus della solitudine.
Avremo un ricordo pietoso
di chi se n’è andato in silenzio
senza un fiore e senza saluto.
Ricominceremo e quello
sarà un giorno importante,
un giorno diverso,
ricominceremo e la nostra vita futura
non sarà più la stessa.

(maestrocastello 28 marzo 2020)

sabato 1 febbraio 2020

DIALETTO È BELLO!

Sant’Agata di Puglia per me non è solo il paese Sant’Agata, ma la componente dell’animo umano che so di poter trovare anche in tutti coloro che hanno come punto di riferimento un paese, il loro paese di nascita.
Noi santagatesi abbiamo tutti qualcosa in comune che è radicato nel nostro DNA . Mia moglie mi diceva sorridendo: “Sei proprio un santagatese!”, perché mi vedeva volitivo, pieno di orgoglio, ‘ngazzùse, sparagnino, uno ca le pièce accucchiè li sòlde e tante cose ancora.
Comunque, non siamo proprio tutti così.
Ma la cosa che ci accomuna proprio tutti è la nostra lingua-madre, il dialetto santagatese.
Il dialetto non è un limite, ma un valore aggiunto e non ce ne dobbiamo vergognare, anche vivendo in altre parti del mondo.
Direte voi che oggi viviamo in un contesto politico-economico europeo e mondiale diverso dal passato. Ma ragionando in tal senso allora non vedo perché non passare direttamente alla lingua inglese.
Il dialetto è bello, una cosa che è solo nostra, sono  le nostre radici; è un lascito di tutte le generazioni passate e non deve morire.
Il dialetto è sinonimo di libertà e va difeso.
Attenti a non farvi rubare la lingua!
Ho scovato questi meravigliosi versi siciliani di Ignazio Buttitta.

Quannu ci arrobbano a lingua.

Un populu
mittitulu a catina
spugghiatilu
attuppatici a vucca
è ancora liberu

Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unni mancia
u lettu unni dormi
è ancora riccu

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrobbano a lingua
addutata di patri:
è persa pi sempi.

.....

Bóna jurnèta!
maestrocastello 

martedì 17 dicembre 2019

TUTTI A TAVOLA, È NATALE!


Fra qualche giorno arrivano le festività ed è bello trovarsi, parenti ed amici, tutti intorno ad un tavolo per godersi l’atmosfera magica del Natale.
Valgono sempre le regole di buona educazione a tavola ed essendo in tanti, ricordiamo qualche regola di galateo.
ACQUA = sarebbe bene evitare bottiglie di plastica.
BICCHIERI = in alto a destra del piatto tutti hanno il bicchiere, i bambini per l’acqua e i più grandi, anche quello per il vino.
CENTROTAVOLA = solitamente a Natale troneggia al centro una candela rossa che non ingombri.
DISTANZA = almeno 50 centimetri dal vicino, per chiacchierare senza alzare troppo la voce e non urtarsi col gomito.
ELEGANZA = (nell’atteggiamento): non impugnare la forchetta come una zappa, non risucchiare il brodo e non appoggiare i gomiti sul tavolo.
INVITATI = ci si presenta in orario per rispetto al padrone di casa, si serve da bere al vicino e tutti seduti prima di iniziare a mangiare.
MASTICARE = masticare con la bocca chiusa e non parlare con la bocca piena.
NOIA = non mostrare segni di noia o stanchezza, non guardare continuamente il cellulare e concedersi a conversare col vicino di posto.
OLIVE = immancabili a tavola, prenderle con uno stuzzicadenti, eliminare il nocciolo, portando una mano alla bocca e posarlo sul tuo piatto.
POSATE = solo la forchetta a sinistra, il coltello a destra con la lama rivolta all’interno. Le posate per dolce o sorbetto vanno sul piatto.
QUANTO BASTA = le porzioni a gradimento del commensale.
RIFIUTO = se non gradite una portata, basta un cenno con la mano, non coprire il piatto o il bicchiere con la mano.
È bandito il telefono cellulare a tavola.
Buon appetito e buon Natale 2019!
maestrocastello