giovedì 18 novembre 2010
sviluppo sostenibile
Il Prodotto Interno Lordo
“Il prodotto interno lordo comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze che trasportano i feriti degli incidenti stradali. Conta le serrature che blindano le porte delle nostre case e delle celle in cui rinchiudiamo chi cerca di scassinarle. il P.I.L. considera la distruzione delle sequoie e la morte del Lago Superiore. Aumenta con l'aumentare della produzione di Napalm, di missili e di testate nucleari, ma non tiene in alcun conto la salute delle nostre famiglie, la qualità dell'istruzione, la gioia dei giochi. E' indifferente alla salubrità dei posti di lavoro e alla sicurezza delle strade. Non riesce a rilevare la bellezza della poesia, la forza di un matrimonio, l'intelligenza del dibattito politico o l'integrità dei funzionari pubblici. Insomma, misura tutto, salvo quello che rende la vita degna di essere vissuta”.
Robert Kennedy, 1925-1968
Alla base della produzione dei beni e servizi dell’economia di ogni Paese ci sono i soldi che sono l’unità di misura del nostro stato di agiatezza. “Dovete spendere di più” ci esortano i politici, "è per creare ricchezza; così da non permettere alla catena economica di potersi spezzare”. I soldi purtroppo hanno creato un grado di distanza troppo ampio tra la gente che consuma e la natura (terra, piante, animali, fiumi, e quant’altro) che riforniscono di merce i carrelli della spesa e intanto s’è persa del tutto la consapevolezza dei danni e della sofferenza che ogni prodotto acquistato si porta dietro. In nome della modernità stiamo sperperando in pochi anni tutte le smisurate risorse ereditate dalle generazioni passate. Ci comportiamo come il contadino che sta segando il ramo di un albero su cui è seduto sopra e non si accorge che finirà presto col culo per terra. Produciamo, comperiamo e consumiamo come mai ha fatto l'uomo in tutta la sua storia e il vero problema che abbiamo ora è come smaltire. Prima o poi la monnezza non sarà solamente un problema campano; ma diventerà un vuoto a perdere di tutta la nazione e i principali rilievi italiani alla fine saranno: le Alpi, gli Appennini e i Cumuli di Monnezza che si innalzeranno per tutto il nostro Bel Paese, proprio a mò di nontagne. Pensate davvero che la raccolta differenziata possa risolvere tutto? Quando ero bambino, ricordo, si buttava quasi nulla: una scatola di cartone si tratteneva in famiglia per essere trasformata in un recipiente portaoggetti, un pezzo di legno residuo finiva nella stufa di casa, una mollica che era una mollica di pane si destinava come cibo per le galline. “Se coltivi il tuo stesso cibo, non ne butti via un terzo come facciamo oggi. Se costruissimo i nostri tavoli e le nostre sedie, non li butteremmo via per cambiare l'arredamento interno. Se dovessimo purificare la nostra stessa acqua probabilmente non la contamineremmo" così dice Mark Boyle, un giovane che ha fatto la scommessa di vivere un anno senza soldi. L’idea ha certo del paradossale per noi occidentali che viviamo nel duemiladieci, ma una cosa ce la può certamente insegnare questo giovane: che possiamo mutare il nostro stile di vita. Possiamo perseguire l’idea di mondo basato sulle relazioni, sulle emissioni zero, sul non spreco, sui diritti di ciascuno e su tutti quei valori che ogni PIL non contempla al suo interno; come ad esempio realizzare la nostra felicità personale e contribuire a quella di chi è meno fortunato di noi; senza il bisogno di arrecare danni irreparabili al mondo circostante.
Buona vita!
maestrocastello
mercoledì 17 novembre 2010
Amarsi nel tempo è possibile.
Buona vita!
maestrocastello
venerdì 12 novembre 2010
Il maestro estinto.
C’era una volta il maestro elementare, diranno tra qualche decennio. Infatti i maestri uomini, soprattutto in Italia, sono una specie in via d’estinzione e nemmeno protetta, a differenza dei panda. Il trend di femminilizzazione del nostro corpo docente è ormai irreversibile: il 100% nella scuola per l'infanzia; il 96% nella primaria, il 78% nella media, il 64% nel secondo ciclo e tende ad aumentare. Solo pochissimi ragazzi scelgono ancora di svolgere questo mestiere e quei pochi maestri ancora in servizio, una volta in pensione, non saranno mai più sostituiti. Le cause vanno ricercate nello lo scarsissimo appeal che la scuola esercita in tutti i suoi settori: stipendi di fame, precariato, nessuna carriera, nessun riconoscimento sociale, alunni e genitori sempre più indifferenti ed aggressivi. Diciamo pure che i maschi non hanno mai avuto un debole per l’insegnamento e sin dall’inizio del Regno d’Italia, già si contavano pochi maestri maschi, sottopagati, con scarsa preparazione e con classi di oltre 40 alunni che questi tenevano a bada con frustini di salice. Eppure questa specie di mestiere alla rovescia ha un suo fascino anche per un uomo e ve lo testimonia chi scrive che è stato prima maestro per caso, pur di trovare un impiego, e solo quando ha smesso i panni dell’impiegato burocrate e vestito quelli di educatore paziente, ha potuto gustare la magia di lavorare con bambini di tenera età. Ti accorgi che impari da loro. Ad esempio ti educhi a svariati sentimenti come all’amorevolezza, al rispetto, alla tolleranza, all’uguaglianza, all’autorevolezza e capisci che è importante elargire frequenti sorrisi. Insomma, è bello perchè capisci che non sbrighi semplici pratiche; ma plasmi persone. Più di qualche esperto crede che la pressoché totale femminilizzazione del sistema scolastico provochi guasti nelle nuove generazioni e sia da annoverare fra le cause principali di crisi della società. Sia ben chiaro che non c'è nulla contro le maestre donne , ma è pedagogicamente accertato che la figura maschile è altrettanto fondamentale nello sviluppo e nella formazione dei bambini delle elementari e che costituisce un importante complemento a quella femminile come, del resto, in tutte le cose del mondo. Qualcuno potrebbe obiettare che quello che conta davvero non è il sesso dell’insegnante, ma la sua competenza. Eppure poter contare su entrambe le figure maestro-a è molto importante. Bisogna imparare a vedere il mondo con gli occhi dell’uomo e della donna”, dicono gli esperti. La carenza della figura maschile è aggravata anche dal fatto che i padri dedicano sempre meno tempo ai loro figli: e se la sottraiamo anche alla scuola, questa figura, ne consegue che i bambini cresceranno in un universo quasi esclusivamente femminile e questo limiterà la loro visione del mondo. La questione sembra di difficile soluzione ed a qualcuno era persino venuta l’idea di dedicare una giornata per la “protezione del maestro elementare in via di estinzione”, come già esistono la giornata del “Mal di testa” o del “fungo porcino”; e questo per invogliare tanti giovani a scegliere questa desueta professione. Il problema non si risolve finchè il nostro sistema educativo sarà percepito più come spesa onerosa per lo Stato che come investimento per le generazioni future, finchè resterà una cosa per sole donne sottopagate; finchè non avremo chiara l’idea che si studia, non per un obbligo, ma per conquistare la libertà personale e col contributo di tutti, insegnanti maschi compresi. Il problema non verrà mai risolto ed i maschi si perderanno tutta la bellezza che esercita il mondo infantile.
Buona vita!
maestrocastello
Post scriptum
Ora che guardo la scuola da fuori, vorrei togliermi una serie di sassolini dalle scarpe.
- Ho sempre fatto molta fatica a firmare circolari, registri e schede di valutazioni con la dicitura in calce : “Le Insegnanti” (anche se ero unico maschio tra oltre quaranta colleghe, la grammatica non è un’opinione: prevale il maschile!)
- Trovavo i Moduli veramente assurdi!
- S’è fatta troppa confusione con la valutazione: pagella con voti, scheda di valutazione (cambiata tre volte in tre anni), abolizione dei voti, giudizi con le lettere (A-B-C-D-E), giudizi sintetici(ottimo-distinto-buono-sufficiente-non sufficiente), ritorno ai voti e chissà quanto ancora.
- Fare certe riunioni inutili, solo perché calendarizzate o programmare al lunedì, pur sapendo che le attività sarebbero state sospese dopo due giorni per vacanze pasquali era una vera idiozia.
- Compilare tante scartoffie che poi non avebbe letto nessuno, altra idiozia.
- Introdurrei i dialetti nei programmi e il recupero delle nostre tradizioni, invece di scimmiottare usanze anglofile, come introdurre la festa di Halloween e il tacchino del Ringraziamento fin dalla scuola dell’Infanzia.
- Nella scuola c’è troppo buonismo e i giudizi negativi i bambini li accettano tranquillamente, i genitori no.
- Non va bene che per bocciare qualcuno è divenuta una questione di Stato.
Buona vita!
maestrocastello
Post scriptum
Ora che guardo la scuola da fuori, vorrei togliermi una serie di sassolini dalle scarpe.
- Ho sempre fatto molta fatica a firmare circolari, registri e schede di valutazioni con la dicitura in calce : “Le Insegnanti” (anche se ero unico maschio tra oltre quaranta colleghe, la grammatica non è un’opinione: prevale il maschile!)
- Trovavo i Moduli veramente assurdi!
- S’è fatta troppa confusione con la valutazione: pagella con voti, scheda di valutazione (cambiata tre volte in tre anni), abolizione dei voti, giudizi con le lettere (A-B-C-D-E), giudizi sintetici(ottimo-distinto-buono-sufficiente-non sufficiente), ritorno ai voti e chissà quanto ancora.
- Fare certe riunioni inutili, solo perché calendarizzate o programmare al lunedì, pur sapendo che le attività sarebbero state sospese dopo due giorni per vacanze pasquali era una vera idiozia.
- Compilare tante scartoffie che poi non avebbe letto nessuno, altra idiozia.
- Introdurrei i dialetti nei programmi e il recupero delle nostre tradizioni, invece di scimmiottare usanze anglofile, come introdurre la festa di Halloween e il tacchino del Ringraziamento fin dalla scuola dell’Infanzia.
- Nella scuola c’è troppo buonismo e i giudizi negativi i bambini li accettano tranquillamente, i genitori no.
- Non va bene che per bocciare qualcuno è divenuta una questione di Stato.
martedì 9 novembre 2010
Il Grande Fratello vi guarda!
Nell’immediato dopoguerra viene pubblicato il romanzo ”1984” di George Orwell, uno dei più apprezzati saggisti inglesi del ventesimo secolo. L’autore immagina un futuro prossimo, il 1984 per l’appunto, la terra è governata da regimi totalitari e la società amministrata secondo i principi del Socing (Partito Socialista inglese). A capo del partito unico c’è il Grande Fratello (GF), personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene sotto controllo la vita di tutti i cittadini. I suoi occhi sono dei televisori-telecamere, installati per legge in ogni abitazione dei membri del Socing e che i membri del Partito Esterno non possono spegnere. Questi televisori-telecamere, oltre a diffondere propaganda 24 ore su 24, spiano la vita di qualunque membro del Socing esterno. L'unica forma di pensiero ammissibile è il Bispensiero, un pensiero che esige che la mente si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dal partito e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione. Come recitano alcuni slogan del partito, “la menzogna diventa verità e passa alla storia”. Oggi che il 1984 è superato da un bel pezzo e che la televisione ha ridotto “ l’homo sapiens” in “homo videns”, trasformando tutti noi in video-persone che comunicano solo per immagini; non potevamo proprio fare a meno della undicesima edizione del GF italiano (reality show televisivo che va avanti ininterrottamente dal duemila , basato sul format olandese Big Brother). La TV commerciale italiana l’ha trasformato in un vero spettacolo mediatico, cogliendo quello che è l’obiettivo della stragrande maggioranza di noi: guardare e lasciarsi guardare, costi quel che costi. Prendete il giallo di Avetrana: tutti i protagonisti amano stare sotto i riflettori e le varie fasi della storia di sangue, a momenti, ha più spazio nei format del piccolo schermo che negli uffici preposti. Il G. F. ha prolificato poi tanti altri Grandi Fratelli che ora si chiamano isole dei famosi, ora fattorie, ora reality di ogni genere; tutti format comunque ideati per guardoni gaudenti. E tutti a dire: “Che schifo!”. Peccato che la gente è esattamente ciò che continua a vedere. Se la TV ci mostra questo schifo è perché fa share e se fa share è perché qualcuno la guarda. Infatti la prima puntata del G. F. ha fatto il boom di ascolti. Ma dove sta il problema? Se non fosse che a guardare è la fascia che va dai 15 ai 24 anni di età, Il problema è che certa televisione a quell’età plasma e fornisce modelli. Il problema è che tali spettacoli vanno in prima serata al posto di altri programmi più formativi che mandano invece quando è ora di andare a dormire. Ciò risulta maggiormente pericoloso in un Paese dove più della metà fa tranquillamente a meno di leggere un libro e leggere un quotidiano. Qualcuno potrebbe obiettare:”Lo guardo perché non voglio pensare a niente”. Mi dite che gusto c’è di farsi intrattenere da gente così disastrata in fatto di cultura? Andatevi sul web a guardarvi il video dei provini del GF 10 e vi metterete le mani nei capelli per quante castronerie ascoltate. Per conto mio, andrebbero sì fatti entrare in quella casa, ma non lasciati più uscire; fintanto che non abbiano capito che Bud Spencer non è un personaggio storico e che “barrista” si scrive con una erre solamente. Gli studiosi affermano che il GF è uno spaccato preciso della nostra società. A me sembra che il Bispensiero di Orwell si sia realizzato davvero proprio all’inizio del terzo millennio: nessuna forma di pensiero divergente esiste dentro e fuori la Casa. C’è la solita voce fuoricampo che intima a chi è dentro che non serve pensare e per chi è nella propria di casa, a non cambiare canale. Certo che è proprio divertente guardare ed essere guardati anche alle due di notte!
Buona vita!
maestrocastello
Buona vita!
maestrocastello
venerdì 5 novembre 2010
Giocare a far la guerra.
Proprio ieri ascoltavo le parole del ministro della difesa La Russa: “le nostre forze armate sono una vera eccellenza nel mondo”. Praticamente affermerebbe che il nostro esercito che negli ultimi vent’anni ha fatto solo atti di presenza nei vari conflitti in cui siamo stati coinvolti, quello che interveniva solo a guerra finita in Iraq ; ora sarebbe un prodotto che ci invidiano tutti; al pari dei vestiti di Valentino e di Armani o del parmigiano reggiano. Col pensiero sono andato all’Afganistan, l’unica guerra cui abbiamo partecipato attivamente con le nostre forze pur esigue. Tanto bastava a legittimare con la nostra sola presenza l’azione di forza dell’alleato americano. Allora si combatteva con la scusa di liberare il Kuwait, ma sappiamo che l’America mirava a gestirne il petrolio. Vi ricorderete tutti della figura barbina dei due piloti Bellini e Cucciolone, appena partiti e subito presi. Cosa è successo nel frattempo? I nostri soldati sono improvvisamente divenuti dei Rambo? Con l’abolizione dell’obbligo di leva, sembrava che stessimo concretizzando l’abbandono di ogni retorica militaresca; ma ecco rispuntare l’dea di introdurre brevi periodi da passare in caserma, una specie di stages in divisa. La convinzione è che le forze armate sono un carrozzone duro a morire che dà da mangiare a parecchi. La scuola la stanno sbracando, l'esercito no.Purtroppo spunta alla base l’eterna retorica di difesa di una patria che troppi politici calpestano e questa stessa retorica si rinnova ogni qualvolta viene ucciso qualche povero figlio di mamma che pensava di tornare indenne e con qualche euro in tasca, dalle cosiddette missioni di pace. Oggi è la festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e non a caso è ritenuta da tanti una celebrazione anacronistica e retorica, che quasi ovunque è intesa non tanto come pacato ricordo ai caduti di tutte le guerre, quanto motivo di esaltazione di eserciti in armi, in barba all’articolo 11 della troppo dimenticata Costituzione Italiana che impegna: “a ripudiare la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”
Buona vita!
maestrocastello
----------------------------------------------------------------
La prima guerra mondiale costo'
all'Italia 650 mila morti e un
milione di mutilati e feriti, molti
di piu' di quanti erano gli abitanti
di Trento e Trieste, i territori
ottenuti con la vittoria della
guerra, che erano gia' stati promessi
all'Italia dall'Austria in
cambio della non belligeranza
Il 4 novembre ripudiamo la guerra
---------------------------------------------
A Bussonelo (TO) una lapide cominciava con queste parole:
PER QUELLO CHE FU SOFFERTO
NELL'OZIO DEPRAVANTE DELLA CASERMA
SOTTO IL BASTONE DELLA SERVITU'
NEL LEZZO DELLE TRINCEE
NELLE VIGILIE DI MAGNIFICATE CARNEFICINE...
Essa fu distrutta nel 1921 dai fascisti.
………………………………………….
Il monumento ai caduti di Tolentino (MC),
distrutto dai fascisti nel 1922, recava questa lapide:
POSSA LA SANTITA' DEL LAVORO REDENTO
FUGARE E UCCIDERE PER SEMPRE
IL SANGUINANTE SPETTRO DELLA GUERRA
PER NOI E PER TUTTE LE GENTI DEL MONDO
QUESTA LA SPERANZA E LA MALEDIZIONE NOSTRA
CONTRO CHI LA GUERRA VOLLE E RISOGNA
Buona vita!
maestrocastello
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La prima guerra mondiale costo'
all'Italia 650 mila morti e un
milione di mutilati e feriti, molti
di piu' di quanti erano gli abitanti
di Trento e Trieste, i territori
ottenuti con la vittoria della
guerra, che erano gia' stati promessi
all'Italia dall'Austria in
cambio della non belligeranza
Il 4 novembre ripudiamo la guerra
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A Bussonelo (TO) una lapide cominciava con queste parole:
PER QUELLO CHE FU SOFFERTO
NELL'OZIO DEPRAVANTE DELLA CASERMA
SOTTO IL BASTONE DELLA SERVITU'
NEL LEZZO DELLE TRINCEE
NELLE VIGILIE DI MAGNIFICATE CARNEFICINE...
Essa fu distrutta nel 1921 dai fascisti.
………………………………………….
Il monumento ai caduti di Tolentino (MC),
distrutto dai fascisti nel 1922, recava questa lapide:
POSSA LA SANTITA' DEL LAVORO REDENTO
FUGARE E UCCIDERE PER SEMPRE
IL SANGUINANTE SPETTRO DELLA GUERRA
PER NOI E PER TUTTE LE GENTI DEL MONDO
QUESTA LA SPERANZA E LA MALEDIZIONE NOSTRA
CONTRO CHI LA GUERRA VOLLE E RISOGNA
martedì 2 novembre 2010
Attenti, viene giù tutto!

Famiglia cristiana denunciava in estate l’assenza in Italia di una classe dirigente all’altezza, creando una grande bagarre e attirando le ire dei politici di destra. Il giornale cattolico denunciava un vuoto di leadership in una stagione densa di sfide e problemi. Lamentava carenze nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione, nella cultura, nella società civile e nell’associazionismo. Da mesi siamo nell’immobilismo totale: non esistono programmi di medio e lungo termine, Le piccole e medie aziende non riescono più a produrre perchè manca un serio piano industriale. Esiste una conflittualità terribile tra i sindacati ed essi stessi con le parti sociali. Il mondo impiegatizio verso la totale liquidazione. Sembra paradossale, ma se in una famiglia italiana in crisi economica, non ci fosse un pensionato, questa cadrebbe immediatamente nella fascia di povertà. Non se ne può più di uomini politici che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le loro pendenze, che sono lontano chilometri dai problemi reali del Paese, che dovrebbero far emergere l’idea di bene comune che permetta di superare divisioni ed interessi di parte ed invece riescono a litigare proprio su tutto. L’offesa continua verso l’avversario ha sostituito ogni serio argomento politico. E’ dal mese di giugno che non se ne può più di parlare solo della casa al Colosseo, l’appartamento a Montecarlo, lo schifo del dopo-terremoto, il magna-magna del G8 alla Maddalena ed intanto padri di famiglia cinquantenni continuano a perdere il posto di lavoro, le imprese, non vedendosi più tutelate, preferiscono investire in altri Paesi ed i nostri figli che abbiamo fatto studiare aspettano invano un impiego qualunque. Mettiamoci pure un'opposizione che punta solo a cavalcare il dissenso, senza proposte concrete e finisce invece per legittimare ancor più un governo che gestisce il nulla assoluto. Forse è giunta l’ora di un leader con le palle! Uno che ci rappresenti proprio tutti, anche chi la pensa diversamente da lui. Uno che miri seriamente allo sviluppo del proprio Paese ed alla pacifica convivenza dei suoi cittadini. In questi anni si è mirato solo al consenso, tirando il peggio ch’è latente in ciascuno di noi, come antagonismo esasperato, razzismo, omofobia e disprezzo per la dignità delle donne. Non è un caso che "Il Giornale", vicino al Governo, titoli questa mattina: "Attenti, viene giù tutto!" Infatti è riapparsa la monnezza a quintali. Insomma vogliamo essere rappresentati da una persona degna davvero di questo nome e non un giullare che se la ride vantando la propria virilità!
Buona vita!
maestrocastello.
Lettera aperta della madre di un gay a Berlusconi
November 2nd, 2010 admin
Signor Presidente vorrei scriverle correttamente come è nel mio stile ma purtroppo non posso perchè di tutto lo sconfinato vocabolario italiano che ho a disposizione l’unica parola che urge sui miei polpastrelli è: si vergogni!
Si vergogni di aver pronunciato quelle parole infamanti verso i gay mentre il paese che lei dovrebbe governare è sommerso dall’immondizia, dal fango, dalla disoccupazione.
Ma forse immondizia, fango e fame sono un prodotto che si addice al suo modo di far politica e le sue battute cercano il consenso di quella parte degli Italiani che vorrebbero imitarla ma non ci riescono.
Battute da osteria non da governo!
Se poi per caso lei l’avesse dimenticato andare con le minorenni, come Le è consono, è un reato nel Paese nel quale lei è Presidente del Consiglio.
Ho un figlio gay e ne sono fiera e come me tantissimi genitori lo sono, in barba alle sue dichiarazioni e del consenso che gode presso alcuni parlamentari e presso una parte della Santa Madre Chiesa.
Spero che l’Europa illuminata che ha fatto dei gay motivo di orgoglio sappia sanzionarla laddove io posso solo cercare di non farla rieleggere mai più.
Rita De Santis
Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=461142652071&id=1541409370
domenica 31 ottobre 2010
Ora solare ed effetto "jet lag".

Pur sapendo che alle tre del mattino l’ora legale avrebbe lasciato il posto a quella solare, ieri notte ho dato retta alla mia pigrizia e mi sono addormentato senza spostare indietro l’orologio. Svegliandomi poi ad ogni ora della notte, fissavo la radiosveglia e ogni volta mi dicevo: “ le due e un quarto…..nooo... sono ancora le due e quindici minuti, meno male!” Potevo dormire di più e invece l’ho fatto ad intervalli; scatenandomi il classico effetto "jet lag" o fattore di insonnia da cuscino. Ogni anno è la stessa storia. Mi ricordo che in passato arrivavo sempre con un'ora di anticipo agli appuntamenti dell’ultima domenica di ottobre e, a dire il vero, non ci ho ancora fatto l’abitudine. L'ora legale si chiama così perché è stabilita da una legge. Qualche burlone potrebbe quindi pensare che l'ora solare sia quindi "illegale" e... fuorilegge! Ma, naturalmente, non è così! Quando scatta l'ora legale (a fine marzo), gli orologi si portano avanti di un'ora. Quando si torna all'ora solare (a fine ottobre), gli orologi si riportano indietro di un'ora. Quasi tutti i Paesi industrializzati hanno adottato l’ora legale secondo date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non complicare gli orari dei vettori aerei. Ma c’è anche qualcuno come il Giappone che non vi aderisce e continua a mettere i bastoni tra le ruote. La categoria da sempre contraria sono stati gli agricoltori, visto che è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran parte del resto dell’Asia e dell’Africa. La variazione d'orario, secondo molti studiosi, determina vari effetti di segno positivo. Tra gli effetti collaterali osservati si contano: un forte risparmio di energia elettrica, meno crimini, meno incidenti stradali, migliore uso del tempo libero e una maggior produttività. Ma non mancano elementi di segno contrario: oltre al succitato effetto "jet lag", vi è da considerare la ricaduta sulla salute. Nonostante si dica che un’ora in più di luce dovrebbe permettere maggiore possibilità di movimento per la gente, secondo il “New England Journal of Medicine“, durante la prima settimana della nuova ora vi è un aumento del 5% di infarti a causa dell’alterazione che si viene a creare nei ritmi biologici e soprattutto in quelli del sonno. Insomma, risparmio sì, ma attenzione al cuore! Io che sono da sempre favorevole all’ora legale credo che i disturbi di un giorno o due di adattamento sono ben poca cosa rispetto ad altri e più gravi problemi del “quotidiano “ e credo che stress, insonnia e nervosismo siano piuttosto da addebitarsi ad altre cause, quali ad esempio: il traffico nelle città, l’inquinamento, la mancanza di rapporti tra simili, la corsa al guadagno sfrenato e sempre di più, i ritardi e l’inefficienza dei mezzi di trasporto, gli usuranti ambienti di lavoro; senza dimenticare il malcostume dei politici e di tutta la classe dirigente italiana, lo schifo dei mass media, la tivù spazzatura, giornali e…. si potrebbe continuare all’infinito. Per cui non scarichiamo la colpa dei nostri malesseri sull’ora legale.Fosse per me la terrei tutto l'anno l'ora legale, perchè fa risparmiare, mette di buon umore e ci rende più sani e attivi. Insomma, si vive di più! Se proprio vogliamo evitare il “jet lag” da cuscino e favorire un morbido passaggio dall’ora legale a quella solare, gli esperti consigliano il consumo di riso, latte e una buona camomilla. Ma siccome chi scrive non si esalta con gli alimenti appena elencati, i glucidi necessari li assumerà volentieri da fumanti piatti di spaghetti variamente conditi, accompagnati da un buon bicchiere di rosso e ne riparliamo alla fine di marzo.
Buona vita!
maestrocastello
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