venerdì 25 ottobre 2013

Dieci favole politicamente scorrette. (sesta puntata).

Favola vera.
di Andrea Camilleri.
Eletto a furor di popolo Presidente di tutto (della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio) il Cavaliere riunì i suoi ministri e disse: “Da tempo avevo preparato la riforma della Costituzione. Prendete appunti. Il testo l'ho già inviato alla Gazzetta Ufficiale”.
Diligentemente i ministri si munirono di carta e penna.
“Articolo 1”, dettò il Presidente, “fondata sui lavori del Cavaliere, Iliata è una Repubblica”. I ministri annuirono. “Articolo 2”, proseguì il Presidente, “dell'odiato comunismo, è dichiarato il colore rosso, simbolo anticostituzionale e pertanto viene abolito”. “Come la mettiamo con le Ferrari?”, domandò il ministro dell'Industria. “Non c'è problema, diventano azzurre”, ribatté il Cavaliere. “E con il tricolore?”, domandò a sua volta il ministro della difesa. “Rimane tricolore, ma al rosso si sostituisce l'azzurro”, fece seccamente il Cavaliere. E via di questo passo furono stabilite multe salatissime per chi, coinvolto in un incidente, mostrava pubblicamente il rosso del suo sangue, con i diserbanti si fecero sparire rose e fiori rossi, la carne rossa non venne più messa in vendita; mentre il pesce azzurro fu portato alle stelle, l'unico vino in commercio rimase il bianco.
Sommersi da tutto quell'azzurro gli Iliatani cominciarono ben presto a soffrire di nostalgia del rosso, una nostalgia che diventava di giorno in giorno sempre più acuta. Si ebbero i primi attentati rivendicati dai GRAR (Gruppi rivoluzionari adoratori del rosso). I contrabbandieri facevano affari d'oro con le sigarette o i clandestini, ma le scatole di sugo di pomodoro, assolutamente proibite in Iliata. Finché un mattino, dopo un violentissimo acquazzone apparve in cielo un gigantesco arcobaleno che coprì l'intero paese. Il rosso di quell'arcobaleno non era solamente un colore, ma un altissimo grido di rivolta, deciso e terso. Quell'arcobaleno segnò, sempre a furor di popolo, la fine del Cavaliere.
 (A. Camilleri)

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Rosso colore di fuoco, di porpora, di rubino, carmigno, vermiglio, cremesi, amaranto, oltre che colore del sangue, rosso bandiera, rosso cardinale, rosso ferrari, rosso di sera, segno di fuoco. Rossa è la fragola, rosso è il cuore che ama, rosso è il tramonto, rosso è il sangue che scorre nelle vene, ma scorre a fiumi nelle guerre senza fine. Rosso come la rabbia che ci prende, quando subiamo un sopruso, rosso come certi mattini di maggio, rosso come il nostro cuore che batte per la vita e  l'amore.
Buona vita!



mercoledì 23 ottobre 2013

Bennvenuta, Beatrice!

Oggi è un giorno di letizia:
E’ nato un germoglio,
Un nuovo alito di vita
Che ci mostra il lato bello del vivere
Il vagito, la prima melodia
E lo sguardo di una luce
Carico di nuova speranza.
Benvenuta, Beatrice, gioia immensa
Della nostra famiglia
Sei arrivata coi colori appropriati
A pennellare di ilarità
Le nostre vite. Amore
Che genera amore, lavoro
stupendo di due stupendi genitori,
Agnese e Ivan che ti hanno
fortemente voluta. Amore,
Ti guardo che dormi e
ti mangio con gli occhi,
in attesa che i nostri sguardi
s’incontrino per la prima volta
e t’accorga di quanta delizia
stai dando a tutti noi.




martedì 22 ottobre 2013

La carrozza.

Il gioco è figlio del tempo e si adatta al contesto sociale in cui si svolge. Un tempo ci accontentavamo di giocare a bottoni ed oggi ci si diverte con la playstation. Ora i giocattoli dei bambini sono tutti preconfezionati dalle industrie, mentre un tempo i piccoli si costruivano da soli gli strumenti del proprio passatempo. Allora non disponevamo di mezzi e i giochi erano confezionati con materiali poveri e di fortuna; che so io: bottoni, semi di cachi, ossi di pesche, biglie di vetro, tappi di bottiglia o semplici sassetti e ci si divertiva lo stesso. I nostri giochi si svolgevano quasi esclusivamente per strada, al contrario di oggi che c’è la possibilità di avere spazi attrezzati. Uno dei miei giochi preferiti era la costruzione della carrozza, un mezzo di locomozione rudimentale, da cui la Ferrari ci avrebbe poi  rubato l’idea per realizzare le “rosse” per la Formula Uno. Ridiamoci sopra! La nostra officina non era Maranello, ma un muretto del paese, dove ci appostavamo a gruppetti per dar vita alla nostre fuoriserie. Il materiale consisteva in quattro tavole di fortuna,  un perno per lo sterzo, dei chiodi e la cosa  più difficile da rimediare erano i 3 cuscinetti d’automobile da mettere come ruote. Una volta rimediati quelli; la squadra si metteva al lavoro. Senza saperlo, mettevamo in atto tutti i tratti educativi che deve avere il gioco: inventiva, manualità, costruzione, lavoro di gruppo e socializzazione. A lavoro finito veniva il bello: bisognava fare il collaudo! Sempre una questione a chi doveva montarci per primo. Una volta stabilite le precedenze, si sceglieva una strada in discesa e il gioco era fatto. Le strade di Sant’Agata un tempo erano fatte di ciottoli levigati dal calpestio della gente, ma sempre ciottoli erano e creavano problemi di viabilità alla carrozza. Una volta partiva una ruota, un’altra volta lo sterzo e subito di ritorno verso i box. A me piaceva viaggiare tutto disteso sulla pancia, altri stavano in piedi e governavano lo sterzo per mezzo di cordicelle; ma la cosa più divertente era quando uno diceva:”tutti in carrozza!” e montavamo in tanti. La carrozza appesantita acquistava velocità man mano che si scendeva, finché ci sbalzava tutti per terra ed era una risata generale. Anche se ti facevi male non lo davi mai a vedere. Che tempi! Mi piacerebbe che i nostri figli riscoprissero i giochi di un tempo, perché sono certo che il recupero dei giochi tradizionali rappresenta per loro la riscoperta della storia di noi padri che è poi anche la loro storia, delle proprie origini e del senso di appartenenza.. 
Buona vita!
maestrocastello

giovedì 17 ottobre 2013

Dieci favole politicamente scorrette. (parte quarta).

Il Cavaliere e la morte.
di Andrea Camilleri.                                                                                                                  
Il Cavaliere, girando campagne e campagne, s’imbattè in una vecchia scheletrica, vestita di nivuro, con una lunga falce in mano. La riconobbe subito e fece fare uno scarto al suo cavallo.  “Schifosa comunista!”, murmuriò. La morte era d’orecchio fino e lo sentì. Si mise a ridere “Tutte me le hanno dette! Ma comunista mai! Si può sapere perché?” “E chi è più comunista di te? Tu consideri tutti allo stesso modo, ricchi e poveri, belli e brutti, re e pezzenti! E questo non è giusto, gli uomini non sono uguali. Io, per esempio, sono il Cavaliere, l’uomo più ricco di questo paese, milioni di uomini mi ascoltano, mi seguono…..” “Basta, basta “, l’interruppe la Morte che non era né comunista né liberale, ma solo una grandissima carogna, “mi hai convinto. Tu sei degno di un trattamento speciale, avrò un occhio di riguardo. Ti dico l’anno, il giorno, il mese, il minuto primo e il minuto secondo della tua morte”. E glielo disse scomparendo. Il Cavaliere, paralizzato dallo scanto e incapace di fare altro, cominciò a contare i secondi che passavano, passavano, passavano, passavano, passavano, passavano………
(Andrea Camilleri).
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La morte è comunista? Non lo so, comunque bella pensata quella del Cavaliere di crederla  una figura di sinistra; forse è per via della falce. In questo caso il Cavaliere si dimostra buon osservatore e ottimo matematico. Secondo un principio di similitudine (non ricordo quale), il  Cavaliere avrà fatto questo ragionamento:  Se A = B  = C; allora A = C; in pratica: la morte ha come simbolo la falce - il comunista ha come simbolo la falce - la morte é comunista! Sta di fatto che la morte non guarda in faccia nessuno, non è come la legge; che non è uguale per tutti; la morte non fa sconti e non fa indulti. Che strano, comunque, si nasce tutti uguali, la vita  si comporta poi con ciascuno in modo diverso e, alla fine, si ritorna tutti uguali come prima. A tanti la morte fa tanta paura, non so se fanno paura ancora i comunisti;  certo è che lo spauracchio dei comunisti ha sempre fruttato negli anni molti voti per il Cavaliere!
Post Scriptum: A proposito, i comunisti hanno cambiato gusti alimentari; ad ogni modo: state attenti ai bambini!
Buona vita!
maestrocastello


mercoledì 16 ottobre 2013

Non dimentico le Fosse Ardeatine.

E’ morto il boia centenario Piebke ed è iniziato il previsto carosello mediatico, l’apoteosi di quell’accanimento che s’è consumato in questi ultimi anni contro un rottame di guerra. Sinceramente non so bene a cosa sia servito scortare continuamente con centinaia di poliziotti uno incerto sulle gambe, tenere costretto in una detenzione virtuale un centenario in compagnia del suo amico e avvocato e che usciva tranquillamente a fare la spesa. A mio avviso, è stato solo teatro, in un’Italia che lascia libera circolazione a feroci assassini degli anni di piombo che scrivono libri e partecipano a talk-show. Quanta falsità! Eppure una qualche riflessione è d’obbligo in questa circostanza. In primis, va  ripensato il feroce eccidio delle Fosse Ardeatine, dove furono soppresse 335 vite umane e che il tempo non potrà mai cancellare. Come non ricordare la tesi sempre sostenuta da questo capitano tedesco di aver solo ubbidito agli ordini di una guerra spietata. Allora perché non c’è mai stato un solo cenno di pentimento? Si sentiva nel giusto avendo eseguito l'ordine di dare la morte, non a maiali, ma 335 persone come lui?  Dove sta la coscienza di un uomo? La cosa grave è che i fatti dolorosi della guerra non abbiano insegnato nulla a quei giovani che ieri ad Albano inneggiavano al loro capitano. E noi altri? Credo che non dobbiamo covare sentimenti di vendetta che servono solo ad esacerbare gli animi, specialmente se ci dichiariamo cristiani; piuttosto dobbiamo scongiurare che di Fosse Ardeatine non se  ne ripetano in futuro. Mi viene, infine, di pensare a quest’uomo che sta per raggiungere quei 335 che il 23 marzo del 1944 spedì fra le stelle e a ciò che si diranno fra loro e sono quasi sicuro che quei poveretti sapranno mostrare più pietà di noi viventi.
Buona vita!

lunedì 14 ottobre 2013

La stupidità.

In un campo di grano, quasi tutte le spighe stavano curve verso terra. 
Solo alcune avevano lo stelo ben diritto e fissavano con alterigia il cielo, i passanti e le loro compagne.
"Noi siamo le migliori" garrivano all'intorno.
"Non viviamo piegando lo stelo come schiave, davvero si può dire che dominiamo gli eventi e la situazione!".
Ma il vento, che conosce la vita meglio di tutti, sogghignò:
"Stanno ben dritte, certo... Perché sono vuote!
Pare che certa gente abbia fatto la fila tre volte quando il buon Dio ha distribuito la stupidità.

Buona vita!

mercoledì 9 ottobre 2013

Dieci favole politicamente scorrette (terza puntata).

 I Vangeli dei due Apostoli.
di Andrea Camilleri.


Tra i moltissimi apostoli che diffusero, con opere e azioni, il Verbo del Cavaliere, due, Marcello e Cesare, furono anche gli autori dei Vangeli che ancor oggi ci permettono di conoscere e ammirarne la sovrannaturale grandezza.
Tra i due sacri testi esistono, è vero, delle discrepanze che non inficiano però la sostanziale verità del racconto. I due concordano sull’episodio del dodicenne Cavaliere che, assalito da alcuni facinorosi senza Fede, detti comunisti, li sgominò, novello Davide, lanciando loro dei sassi e tutti colpendoli alla fronte, perché la sua mano era guidata dal Signore.
Dissentono invece, ma solo per un dettaglio, sul fatto che il Cavaliere avesse camminato sulle acque, come egli stesso confidò a un gruppo ristretto di apostoli.
Mentre Marcello afferma che il Cavaliere disse: “Ho camminato sulle acque”, Cesare racconta che la frase esatta fu: “Ho attraversato cattive acque”.
I due evangelisti invece concordano, in tutto e per tutto, sul risveglio del giovinetto che, caduto in coma, tornò alla coscienza udendo la voce del Cavaliere durante una delle sue predicazioni.
Marcello e Cesare perfettamente concordano anche sul miracolo detto della “conversione del Sinedrio”.
Portato dai nemici davanti al Sinedrio per essere giudicato, il Cavaliere fu accusato di colpe che mai aveva commesso e dovette subire pesanti condanne. Ma qualche tempo dopo, Il Cavaliere, aiutato dall’apostolo Cesare, riuscì a incontrare a quattrocchi i componenti del Sinedrio e con loro lungamente parlò facendoli illuminare dallo Spirito Santo.
Alla fine non solo venne proclamato mondo da ogni peccato, perfino da quello originale, ma alcuni degli antichi persecutori presero a seguirlo e diventarono suoi apostoli.
I pochi reprobi del Sinedrio che continuarono satanicamente ad accusarlo ebbero vita breve e infelice.
Particolare curioso: i due evangelisti stranamente non fanno parola del miracolo più clamoroso e conosciuto, quello della “moltiplicazione dei miliardi”.
Andrea Camilleri

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Così va la vita: papa Giovanni con un solo miracolo lo faranno santo e chi, come il Cavaliere che di miracoli ne ha fatti tanti, è alla gogna mediatica. Se solo si conoscesse la striscia miracolosa di quest’uomo. L’ultimo miracolo risale allo scorso capodanno ed è avvenuto su Twitter, pensate che in una sola notte i suoi followers, tutti arabi e latino-americani, sono passati da settemila a settantamila unità. Le malelingue (comuniste) diranno che sono voti comprati. Altri miracoli sono che prende i voti senza essere un religioso, unico al mondo, ha il dono del conflitto d’interessi e, come il re Mida, tutto quello che tocca diventa oro. Il Cavaliere è un Messia moderno: ha comprato giornali e televisioni non per arricchirsi; ma da quelli parla alle sue folle, attorniato da dieci apostoli, in realtà erano dodici (Fini e Casini lo hanno tradito) : Fede, Bonaiuti, Cicchitto, Gasparri, Galliani, Bruno Vespa, Dell’Utri, Bondi, Cesare Previti e… udite, udite, c’è anche un‘apostolessa: la Santanchè. Il Cavaliere predica, impone le mani e fa miracoli di ogni genere; tanto per citare l’ultimo: l’hanno appena condannato (non alla crocifissione) a quattro anni  e….. miracolo che si ripete: non riescono mai a metterlo in guardina!
Buona vita!
maestrocastello