venerdì 31 marzo 2017

NOTTI INSONNI, BACI A COLAZIONE.

Questa sera nella libreria ai "Granai" di Roma, proprio difronte casa mia, accompagno le mie amiche Lara e sua figlia Ginevra alla presentazione del libro " Notti in bianco, baci a colazione", un libro ironico e struggente sulla magia di essere padre di Matteo Bussola che fa il fumettista di professione e il padre per passione.  Alle diciotto in punto, noi tutti seduti in attesa,  arrivano un baldo giovane, l'autore, con leggere sfumature di "cacio e pepe" nei paraggi delle orecchie e che ricordava Marco Ferradini; quelllo di " Prendi una donna, dille che l'ami, scrivile canzoni d'amore" ed un baldo giovane a suo fianco che si è presto svelato insegnante di scuola dell'infanzia, non di scuola materna; altrimenti s'incazza. 
L'introduzione di Giovanni, l'insegnante, ha ribadito la stretta collaborazione della sua scuola con la libreria, il fatto grave che in Italia più del quaranta per cento non legge nemmeno un libro in un anno e che, stando così le cose, un libro così interessante come questo di Bussolla avrà probabilmente pochi lettori o non quelli che si meriterebbe; anche sé questa sera ai Granai eravamo in tanti.
L'autore, dal canto suo, ha esordito che il suo libro è frutto di un caso: la sua presenza su Facebook riservata a pochi intimi, la casualità di essere divenuto padre e la scelta di aver esercitato questa  genetorialità in modo del tutto originale o come andrebbe affrontata in senso moderno. 
L'autore racconta con molta naturalezza la sua vita quotidiana, che ha dovuto fare della scelte basilari riguardo alla sua vita e che il mestiere di padre non s'impara da nessuna parte. I figli divino verità sacrosante col loro linguaggio semplice, basta ascoltarli per imparare insegnando.  Un mestiere, il padre, diverso da quello interpretato in passato, dove esistevamo ruoli ben precisi per uomini e per donne, per padri e per madri. Oggi essere padri è una sfida ed una conquista.
maestrocastello 








sabato 18 marzo 2017

Lettera al mio papà

Lettera al mio papà.
Caro papà 
Ti scrivo praticamente dopo trentasei anni che non stai più fra noi. Una volta non si faceva la festa del papà e non ti abbiamo mai fatto i lavoretti di scuola per la festa del papà. Veramente non c'era ancora neppure la festa della mamma, dei nonni, della donna o del fungo porcino. Comunque trovo giusto che si dia il giusto valore al ruolo che ha la figura della padre in una famiglia. Un tempo il papà era sempre via e la mamma era solita dire: " Questa sera quando arriva tuo padre!" Era in realtà una minaccia, ma il poverino tornava stanco dal lavoro dei campi e poteva un cristiano mettersi a pensare alla giusta punizione da affibbiare a suo figlio? Io, in verità, non ti ho visto molto in giro per casa; ma non ero uno stupido e capivo che dovevi essere parecchio stanco quando ritornavi la sera dal lavoro. Infatti ti capivo e ti scusavo, anche se ti avrei visto volentieri più accanto a me. Quando tornavi la sera eri distrutto dalla fatica, capirai un muratore che faceva chilometri a piedi per raggiungere le campagne dove c'era bisogno di un muratore! 
M'è rimasto il ricordo di quando costruivamo assieme le casette del presepio co le scatole di cartone. Che ricordi! E quando ti mettevo la letterina sotto il piatto al pranzo di Natale? Rivedo ancora le tue lacrime 
sgorgare sincere e la dieci lire che mi allungavi, pur sapendo quanto una semplice dieci lire sarebbe servita in casa.
Grazie papà per quello che mi hai dato e anche per quello che mi avresti voluto dare e non mi hai dato.
Ti voglio bene papà!
P.S. Ma dove sei ora, si festeggia la festa del papà?
Ti voglio bene!

maestrocastello 

giovedì 9 marzo 2017

La semplicità.



LA SEMPLICITÀ 

Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico, e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo. 
Le cose migliori nella vita sono le più vicine: il respiro nelle narici, la luce nei tuoi occhi, i fiori ai tuoi piedi, gli incarichi nelle tue mani, il sentiero del bene proprio davanti a te. 
Una vita semplice è una vita meravigliosa. Scegliere di vivere in semplicità significa decidere consapevolmente di vivere con ciò di cui si ha bisogno, senza eccessi. 
Oggi corriamo il rischio di essere sopraffatti dalle nostre stesse vite. Siamo costantemente bombardati da inviti  a comprare, a fare sempre di più ed imparare di più.
Scegliere la semplicità non significa svilirsi, sminuire la propria esistenza e vivere in condizioni misere; ma eliminare la confusione e dare meno importanza a tanti beni materiali di cui non abbiamo nemmeno tutto questo bisogno. 
È molto semplice essere felici, ma è molto difficile essere semplici dice il saggio. Scegliere la semplicità ha il grande vantaggio di eliminare il frastuono per cogliere appieno l’essenza della vita. 
Una vita semplice porta una serie di vantaggi: scorre meno affannosa, ritaglia tempo per noi stessi, ci fa risparmiare spese che hanno il solo scopo di colmare le nostre insoddisfazioni per indirizzarle verso le nostre reali passioni. 
La semplicità permette una vita più organizzata, meno incasinata; alimenta la nostra creatività e ci permette di apprezzare la bellezza senza tempo nella natura e nella gente; ci permette una vita più semplice e certamente più autentica.
"Ho buttato via la mia tazza quando ho visto un bambino bere con le mani direttamente dalla fonte" diceva Diogene.
Buona vita!
maestrocastello

martedì 7 marzo 2017

8 marzo: meno mimose e più rispetto.

MENO MIMOSE E PIÙ RISPETTO!

Ogni anno arriva l'otto marzo e ogni otto marzo ci ricordiamo che esistono anche le donne. Non sono contrario totalmente a questa ricorrenza che, se non altro, rappresenta un'occasione di riflessione sociale sulla condizione della donna; mi urta solo tutta la retorica che si fa puntualmente sulle donne e sembra che tutto  possa risolversi facendo gli auguri su Facebook o regalando un mazzetto di mimose che, fra l'altro, mandano anche cattivo odore in casa dopo qualche giorno.
Quando smetteremo di festeggiare l'otto marzo, diceva qualcuno, sarà un gran giorno; vorrà dire che avremo raggiunto la consapevolezza del valore che merita la donna in seno alla nostra società.
Nasciamo diversi, uomini e donne, ed è giusto che conserviamo ciascuno le proprie caratteristiche di genere. Sensibilità, grazia e fascino da una parte ed energia, prestanza fisica e abitudine alla fatica dall'altra.
Nessuno deve sentirsi superiore all'altro.
Queste distinte caratteristiche di genere proprio per la loro diversità, rappresentano un fattore di equilibrio ed armonia in seno alla nostra società. 
Ma se esistono a tutt'oggi vistose disparità di genere, ci sarà un motivo e dipende solo da noi. Dobbiamo impegnarci tutti a costruire una società più giusta e ciò è possibile con un diverso comportamento; solo così sarà possibile avere una società dove :
- anche una donna abbia diritto ad inseguire i suoi sogni e le proprie idealità come l'uomo.
- una società dove una donna possa ottenere un lavoro per le proprie competenze e non per le tette.
- dove una donna possa uscire di sera senza la guardia del corpo.
- dove una donna sia libera di interrompere una relazione amorosa senza la paura di finire ammazzata.
e mi fermo qui
Un consiglio per questo otto marzo? 
MENO MIMOSE E PIÙ RISPETTO!

Buona vita a tutte le donne!

lunedì 20 febbraio 2017

Un sogno.


La storia di oggi racconta di un sogno fatto da una donna.

"Passeggiavo sola alla periferia di una grande città, lungo vie sudice e fangose, tra file e file case miserevoli. Non sapevo dov'ero, ma mi piaceva proseguire alla ventura. Mi avviai lungo una strada coperta di fango che passava sopra una cloaca aperta. Continuai a camminare tra due file di catapecchie finché giunsi ad un piccolo fiume oltre il quale si stendeva una strada selciata. Era un bel fiume limpido che scorreva sopra l'erba. Vedevo i fili d'erba muoversi sul fondo. Poiché non v'erano ponti, mi recai in una casa vicina e chiesi dove avrei potuto procurarmi una barca. L'uomo che mi accolse si offerse di aiutarmi ad attraversare il fiume. Portò fuori una cassetta di legno che depose sulla riva del fiume e subito vidi che con quella cassetta mi sarebbe stato facile saltare sull'altra sponda. Compresi che ogni pericolo era passato e desiderai ricompensare lautamente l'uomo.
Nessuno mi aveva costretta a prendere la strada del fiume e avrei potuto benissimo prendere una strada selciata. Mi ero recata in quello squallido quartiere per puro spirito d'avventura e, una volta cominciato, dovevo proseguire.
Se non avessi rischiato, prendendo la strada comoda e selciata; non avrei incontrato quel limpido fiume e non avrei imparato a superare le difficoltà del suo attraversamento."
MORALE
Solo chi lascia la comoda e sicura strada della normalità ed ha il coraggio di attraversare strade incerte e fangose; potrà arrivare al fiume del successo della vita.
BUONA VITA!

domenica 5 febbraio 2017

CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

Metto una poesia da "CEDI LA STRADA AGLI ALBERI" di Franco Arminio, maestro elementare, poeta e scrittore di Bisaccia (AV).

Lettera ai ragazzi del Sud.

Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

(Franco Arminio)

lunedì 23 gennaio 2017

Il batticuore di tutti.

La neve che copre paesi crollati sotto il terremoto ti mette l'animo in subbuglio e ti senti impotente, perché sai che il tuo messaggino da due euro, da solo, non risolverà un bel nulla. Il tuo battito del cuore deve diventare il batticuore di tutti, come in questi giorni che ci ha visti tutti incollati al televisore, in ansia a tirar vive le persone sotto metri di neve. Passerà la neve, passeranno le scosse e tutto tornerà come prima, questa è la mia sensazione. Momenti come questi non dovrebbero restare solo occasioni di tipo mediatico. Di governo ad Amatrice ne abbiamo visto anche troppo e la sola presenza fisica serve a poco, mi aspetterei un cambiamento di linea governativa. Non bisogna permettere alle varie forze politiche di strumentalizzare il dolore di queste popolazioni a proprio vantaggio. Va velocizzata la burocrazia, organizzati gare d'appalto sicure per permettere la ricostruzione delle case, la ripresa delle attività commerciali; la gente c'è, ma manca tutto il resto. Il governo deve dare segnali di cambiamento e non sarebbe male un consiglio dei ministri ad Amatrice. Ma attenti ad imputare tutte le colpe ai governi, ricordiamo che ci vuole più rispetto per l'uomo e più rispetto per la natura, in quanto l'Italia è come una sedia rotta su cui sono seduti i paesi.
Buona vita!