mercoledì 20 dicembre 2017

A NATALE PUOI!


Mi domando se i bambini di oggi  provano le stesse emozioni che provavamo noi con l'arrivo del Natale.
Credo che molto dipenda da noi adulti, le aspettative siamo noi che le creiamo e, ovviamente, responsabili sono anche i tempi che attraversiamo.
Un tempo la povertà era molto diffusa, eppure i grandi riuscivano benissimo a creare il piacere dell'attesa di un momento sacro e gioioso, in cui i vincoli familiari si rinsaldavano maggiormente intorno ad un desco poverello ed un ceppo acceso che scaldava dei cuori semplici.
Un dolce, un mandarino, una caramella sembra poco; eppure riuscivano a far felice un bambino.
Oggi che non mancano i mezzi, si fa più fatica a ricreare lo stesso clima di un tempo. Come mai?
Sarà che di regali i nostri bimbi ne ricevono ad ogni occasione, sarà che le nostre tavole, almeno quelle, sono imbandite tutto l'anno, sarà che non abbiamo più tempo per noi stessi, figurarsi per i figli; sta di fatto
che il Natale non è più lo stesso. Il rischio che col diventi coreografia e basta.
Dare un senso diverso non solo al Natale, ma alla nostra vita è possibile e dipende solo da noi.
Come dice la pubblicità?
A Natale puoi!

mercoledì 29 novembre 2017

Vivere come una formica


L'altro giorno ho visto una formica che trasportava una foglia enorme.
La formica era piccola e la foglia doveva essere almeno due volte il suo peso.
Ora la trascinava, ora la sollevava sopra la testa.
Quando soffiava il vento, la foglia cadeva, facendo cadere anche la formica.
Fece molti capitomboli, ma nemmeno questo fece desistere la formica dalla sua impresa. L'osservai e la seguii, finché giunse vicino a un buco, che doveva essere la porta della sua casa.
Allora pensai: "Finalmente ha concluso la sua impresa!".
Mi illudevo. Perché, anzi, aveva appena terminata solo una tappa.
La foglia era molto più grande del foro, per cui la formica lasciò la foglia di lato all'esterno ed entrò da sola.
Così mi dissi: "Poverina, tanto sacrificio per nulla".
Ma la formichina mi sorprese.
Dal buco uscirono altre formiche, che cominciarono a tagliare la foglia in piccoli pezzi.
Sembravano allegre nel lavoro. In poco tempo, la grande foglia era sparita, lasciando spazio a pezzettini che ormai erano tutti dentro il buco.
Immediatamente mi ritrovai a pensare alle mie esperienze. Quante volte mi sono scoraggiato davanti all'ingorgo degli impegni o delle difficoltà? Forse, se la formica avesse guardato le dimensioni della foglia, non avrebbe nemmeno cominciato a trasportarla.
Ho invidiato la perseveranza, la forza di quella formichina.
Buona vita!

sabato 25 novembre 2017

Contro la violenza sulle donne

DONNE.

DONNE INERMI 
DONNE FERITE
MADRI MIGRANTI 
DONNE UCCISE
CON L'UNICA COLPA 
DI ESSERE FEMMINE
SONO QUESTE LE DONNE 
CHE VI FANNO LA SPESA
LAVANO I PIATTI 
DEL SABATO SERA
PULISCONO IL CULO 
AI VOSTRI BAMBINI
E MENTRE VOI 
CI FATE L'AMORE
LORO LA TESTA  
CE L'HANNO ALTROVE
PENSANO ALLA GUERRA 
DEL GIORNO DOPO
CHE LE VEDRA' 
COMBATTERE SOLE
PER ROMPERE IL FRONTE 
DI UNA GUERRA CIVILE
IN UN MONDO TUTTO 
PENSATO AL MASCHILE
CHE NEGA IL DIRITTO 
DI AMARSI E LASCIARSI
SENZA IL PERICOLO 
CHE GENERI MOSTRI
NELLA CONFUSA 
MENTE DELL’UOMO
QUESTA GUERRA DEI SESSI 
NON VEDRA' MAI LA FINE
SE NON COMINCIAMO 
A GUARDARCI 
COME PERSONE
MA COME FANTASMI 
DI UNA FATUA OSSESSIONE.
(di maestrocastello 25/11/2012)

giovedì 16 novembre 2017

L'Italia nel pallone!

L'Italia nel pallone!
Sembra incredibile, ma la nazionale italiana non andrà in Russia a disputare i prossimi mondiali di calcio. Cose dell'altro mondo!
Siamo stati eliminati dagli svedesi che non saranno dei grandi campioni, ma hanno svolto un compito semplice semplice: hanno fermato i nostri strapagati campioni che se li vai a comprare al calciomercato, ci vogliono un casino di milioni per ognuno.
Grande iattura! Avete afferrato la gravità della cosa?
Il portiere Buffon parla della delusione generale e delle ripercussioni sociali che questo avvenimento comporterà.
Ma scherziamo? Ora ci levano anche il pallone e che ci resta solo il Grande Fratello e Mister chef?
Credo che siamo nella pazzia più totale, con tutti i problemi seri che ci troviamo ad affrontare!
La politica, ad ogni modo, ha sempre confidato nel calcio per distrarre la mente della gente dai problemi reali del paese. Come farà adesso? Dimenticavo, c'è sempre il campionato è le partite di coppa per qualche tempo.
Il circuito del calcio a pagamento, Sky e Premium, è comunque salvo; tanto la nazionale l'avrebbero data sui canali nazionali della Rai.
Ci sono ancora le partite del fine settimana a tenerci impegnati sul divano di casa.  Che furbi, per creare maggiore dipendenza le hanno sapientemente spalmate dal venerdì alla domenica, così da tenere i maschietti italiani incollati al televisore per tutto il weekend.
Le mogli sperano di uscire almeno la domenica, ma scherziamo? 
Oggi la Juve gioca con l'Inter!
Il calcio è un veicolo commerciale pazzesco e si spendono milioni di euro a valanga per imbottire le nostre squadre di stranieri e poi manca il lavoro in Italia!
Il rapporto italiani/stranieri in ogni squadra si è ormai ribaltato e certe domeniche vedi che gioca un solo italiano su undici: Ranocchia!
Incredibile, ti sembra di stare all'estero! Poi ci lamentiamo che come nazionale non contiamo più nulla. 
Una volta c'era il dilemma fra Rivera o Mazzola, oggi fra Zazza o Eder!       Da tempo non sforniamo più campioni dai vivai, perché i vivai non esistono più; preferiamo andarli a comprare altrove i campioni; che tanto campioni spesso non lo sono.
Non sarò certo io ad elencare tutte le colpe di questa debacle nazionale, colpe che non sono del solo allenatore, badate!
Certamente qualcosa non va nel sistema calcio che va rifondato.
Questa esclusione per me è salutare, almeno ci costringe a riflettere su alcune cose: se sia giusto dare tutta questa importanza ad un pallone che rotola nell'erba, quando di problemi ce ne sono tanti più importanti. Eppoi, se sia giusto sentirsi italiani solo quando gioca la nostra squadra di calcio.













Inviato da iPad

lunedì 13 novembre 2017

Facebook, banco di prova delle nostre capacità di scrivere correttamente

Facebook come cartina tornasole.
La cartina torna sole, o meglio cartina al tornasole, e' un attrezzo di laboratorio di chimica e si utilizza per verificare caratteristiche chimiche di una determinata soluzione come reagiscono in determinate situazioni.
Nel linguaggio comune, questo termine viene usato per verificare che una cosa è realmente come tu dici; insomma, una spiegazione che ti schiarisce la mente.
Ad esempio, ci accorgiamo che tanti su Facebook usano normalmente citazioni belle e confezionate o si limitano a cliccare "mi piace" per non fare a botte coi congiuntivi o incorrere in dubbi grammaticali mai risolti : "a" con l'acca o senza? -  "e" con accento o senza?
Chi si avventura a scrivere in proprio, lo fa a proprio rischio e pericolo; rischiando di incorrere in molti dubbi e Facebook si trasforma così nella cartina tornasole delle proprie capacità linguistiche e grammaticali.
A completare l'opera ci si mette pure la tastiera del tablet o telefonino che suggerisce parole a suo piacimento e, se non stai ben attento, la frittata è bell'e fatta.

Buona vita!
P. S. A proposito, "collegio" o "colleggio", con due "g" o ne basta una soltanto?

martedì 7 novembre 2017

LU RRAHÙ DI MIO PADRE


Il ragù o rrahù, come diciamo al mio paese, mi scatena più di qualche bel ricordo: la cosa che faceva infuriare di più mia madre era quando uno di noi scoperchiava di nascosto la pentola del sugo e vi affondava dentro una fetta di pane, lasciando all'interno tracce di mollica.
Il ragù della domenica lo faceva mio padre ed era come assistere ad una funzione religiosa. Questa cerimonia iniziava al mattino: la pentola andava a fuoco lentissimo, ospitava prima il soffritto e man mano arrivavano pomodori a pezzetti, odori e salsa di pomodoro che preparavano l'arrivo degli ospiti d'onore che erano gli involtini fatti da mamma, immancabili la domenica a casa dei miei.
In quella pentola non potevi affondare fette di pane perché papà la teneva sotto controllo continuamente e la seguiva durante il borbottìo e la mescolava spesso per non "farla attaccare".
Io, che la domenica dormivo fino a tardi, mi svegliavo puntualmente nel preciso istante che papà aggiungeva al ragù un bicchierino di "Vecchia Romagna etichetta nera" e quel ragù cominciava ad emanare un profumo in tutta la casa che avrebbe svegliato pure i morti.
Mentre girava per casa o si faceva la barba, sigaretta sempre accesa, mio padre Donato, come una guardia carceraria che tiene d'occhio i suoi carcerati; continuamente andava nei pressi della cucina, ove controllava e girava il ragù e gli involtini suoi amici.
Quando era l'ora del pranzo canonico, tutti a tavola a divorare le orecchiette fatte a mano da mamma che si affondavano nel sugo di papà. Le orecchiette a papà piacevano giganti, perché si riempivano di tanto sugo.
Poi veniva la volta degli involtini e qui mi vengono alla mente due cose: la prima che spesso mi pungevo il palato, se mamma aveva chiusi gli involtini con lo stecchino, invece di cucirli col filo, come faceva di solito e l'altra: che puntualmente mi macchiavo di sugo l'unica camicia bianca che m'ero messo per l'occasione.
Mi mancano tanto le orecchiette di mamma che affondavano nel rrahù di papà.

maestrocastello