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mercoledì 20 maggio 2009

Baccalà, cibo di briganti e marinai.




il baccalà è merluzzo conservato sotto sale e in seguito essiccato naturalmente o artificialmente. Il baccalà si differenzia dallo stoccafisso che invece richiede solo un lungo periodo di essiccamento senza aggiunta di sale. Il baccalà è un alimento ricco di proteine ad elevato valore nutrizionale e poche calorie. Una volta era considerato il cibo dei poveri per la facilità di conservazione e la possibilità di farlo viaggiare da molto lontano. E’ un prodotto che arriva dal Mare del nord: i migliori testimonials del merluzzo sono i Vichinghi, i grandi navigatori provenienti dal nord della Norvegia. Dalle loro parti, al largo delle isole Lofoten, di merluzzi ce n’erano a iosa: i Vichinghi li pescavano e li facevano essiccare all’aria aperta: oltre che come cibo, sulle loro navi il baccalà fungeva anche da barometro. Dopo averlo messo sotto sale, lo appendevano a bordo con delle corde. Quando il baccalà cominciava a gocciolare, voleva dire che era in arrivo una tempesta: la maggiore umidità dell’aria faceva infatti sciogliere il sale. Oggi i barometri saranno magari più sensibili, ma non sono commestibili come quelli di una volta. Anche i nobili assaporavano questa gustosa pietanza, ma dicevano di mangiare un pesce diverso, per non mescolarsi col volgo. La leggenda racconta che i vicentini trovarono su una nave abbandonata da mercanti veneziani questo prodotto e provarono ad abbinarlo con la polenta e trovarono gustoso il connubio. Da bambini avevamo familiarità con questa pietanza a buon mercato che saziava la fame della povera gente: c’era l’abitudine di metterlo a bagno per gioni e cucinarlo in mille maniere: con i ceci, la polenta oppure al sugo. Oggi risulta pietanza assai costosa. La ricetta divenuta famosa nel mondo è quella del“baccalà alla vicentina” e nel 1987 è nata la Venerabile Confraternita del Baccalà alla Vicentina con lo scopo di difendere, conservare e promuovere il piatto tipico vicentino e di incoraggiare la cultura e il turismo gastronomico della città. La ricetta mia preferita sono i “filetti di baccalà”, se non dovessi guardarmi dai fritti; allora propongo un modo alternativo di gustare questa squisitezza da povera gente.
Io lo preparerei così!!
Ingredienti : Per 4 persone.
- 700 gr. baccalà bagnato pronto da cuocere,
- 400 gr. pomodori maturi o (una scatola di
pomodori a pezzettoni)
- olive nere,
- capperi,
- cipolla, lauro, sedano, origano,
- vino bianco qb, olio di oliva, sale e pepe.
Preparazione :
1. Eliminate la pelle al baccalà, tagliatelo a pezzi ed asciugatelo;
2. In una padella capiente dai bordi alti mettete un lilo di olio, la cipolla, il sedano e far soffriggere alcuni minuti;
3. aggiungete i pezzi di baccalà e lasciateli rosolare a fuoco lento pochi minuti;
4. spruzzare poco vino bianco, lasciate evaporare alcuni minuti e aggiungete i pomodori, le olive snocciolate, i capperi lavati e strizzati, una foglia di lauro e un pizzico di origano;
5. Salate, pepate, e lasciate cuocere per 10 minuti;
6. sistemate il tutto in una teglia da forno e aggiungete un bicchiere di acqua;
7. coprite la teglia con carta stagnola e mettete in forno caldissimo per 25-30 minuti;
8. negli ultimi 10 minuti di forno, togliete la carta stagnola e se occorre aggiungete un pò d'acqua.
Mettetevi comodi, dopo aver stappato un buon fiasco di rosso pugliese e..........
Buon appetito!
Cordialmente maestrocastello.

mercoledì 8 aprile 2009

Pastiera napoletana.


La pastiera napoletana è il classico dolce pasquale partenopeo. Per i napoletani la pastiera non è solo un dolce, ma un vero e proprio rito con tempi e modalità ben definite: si prepara rigorosamente il giovedì santo e viene cotta in forni rionali, a temperatura dolce. Le origini della pastiera restano sconosciute, ma le leggende in materia si sprecano. La più conosciuta racconta che Maria Teresa d’Austria, consorte di Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati ”la Regina che non sorride mai”, dopo aver assaggiato una fetta di pastiera, non potè fare a meno di sorridere. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, Ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

Ricetta per 6 persone

Ingredienti per la pasta:
600 G Farina - 300 G Zucchero - 300 G Burro - 6 Tuorli d’'uovo.

Ingredienti per il ripieno:
50 G Grano - 500 G Ricotta - 3 Cucchiai Farina - 50 Cl Latte - 9 Uova Intere - Acqua Di Fiori D'arancio - 500 G Zucchero - 1 Noce Burro (o Sugna) - 150 G Canditi (cedro, Scorzette d'arancia).

PREPARAZIONE

L'involucro è una comune pasta sfoglia. Per il ripieno fate cuocere il grano coperto d'acqua con la noce di sugna o di burro per un paio di ore e preparate la crema pasticciera con i rossi d'uova, 1/2 l di latte, 3 cucchiai colmi di zucchero e tre cucchiai di farina. Passate o frullate la ricotta e mescolatevi lo zucchero rimasto, i tuorli delle uova avanzate, l'acqua di fiori, i canditi, la crema e, in ultimo, gli albumi montati a neve. Per la pastiera esistono due scuole e due gusti: c'è chi la vuole bassa 3-4 cm. e c'è chi la preferisce sui 5-6 cm. perché così resta più umida e profumata. Con la dose che vi ho dato potrete fare una pastiera piuttosto alta in una teglia di 27-28 cm. di diametro o una più bassa ed ancora più larga. Ho ritenuto di darvi delle dosi piuttosto generose perché si tratta di un dolce che si consuma in giorni di festa quando ci sono numerosi commensali: non va a male facilmente e potrete consumarlo nell'arco di 4-5 giorni. D'altronde, mi sembra assurdo fare un lavoro così elaborato solo per poche persone. Stendete i 2/3 della pasta e foderate come al solito la teglia che riempirete con il ripieno. La parte superiore di questo dolce, anziché completamente chiusa, deve essere schermata da strisce di pasta larga circa 2 cm. incrociate a griglia. Dopo aver allargata la pasta, tagliate quindi queste strisce e mettetele prima per un verso, lasciando fra l'una e l'altra circa 3 cm. di distanza, poi per l'altro verso, in modo che restino in vista dei rombi di ripieno. Mettete in forno già caldo a calore moderato e lasciate cuocere per 40-45 minuti se avrete fatto una pastiera bassa e per un'ora quasi se la pastiera sarà alta. Spento il forno mettete il dolce a raffreddare fuori se toccandolo al centro con i polpastrelli vi sembrerà asciutto; lasciatelo raffreddare nel forno se sarà ancora un po' molle. La pastiera comunque non deve essere troppo asciutta. Quando sarà fredda cospargetela di zucchero a velo: è preferibile mangiarla il giorno seguente, e dura anche diversi giorni. Non farà che migliorare nell'attesa.