
Non senza un velo di malinconia ripenso alla promessa che ci eravamo fatti, io e Carletto, non più tardi dell’agosto scorso e cioè di realizzare un’intervista in cui parlavamo esclusivamente della sua pittura. Il tempo però, come un cavallo imbizzarrito, corre veloce e non ti lascia il tempo di programmare alcunchè.
Carlo s’è appena ricongiunto a suo figlio Roberto che sempre piangeva ed io sono qui a rimediare, in qualche modo, a quella mancata intervista. L’ultima estate ho trascorso molto tempo in sua compagnia. Ora mi chiedeva consiglio per piccoli lavori, ora mi mostrava un suo quadro appena ideato, ora voleva semplicemente parlare. Mi portava nel suo giardino, all’ombra di una tettoia apriva una birretta e... iniziava a ricordare fatti e personaggi del passato: la conoscenza diretta dei grandi personaggi della pittura come Picasso, De Chirico, Guttuso o quelli della Roma bene che gli avevano fatto visita nel suo studio alla Garbatella. lo incalzavo a parlare di ciò che era per lui la pittura e quale messaggio volesse lanciare ai non addetti ai lavori, per avvicinarli a questa splendida arte e mi rispondeva :”la pittura non è imitazione! La pittura è creazione, è immediatezza! Spesso comincio a sporcare una tela con una precisa idea in testa e va a finire che ne realizzo un’altra che s’è intromessa nel frattempo nel mio pensiero. Gli chiedo da cosa nasce la predilezione a raffigurare i cavalli e mi confida che coltiva fin da piccolo questa passione, che ha dimestichezza con questi splendidi animali, ne conosce ogni tratto e riconosce in loro comportamenti che ravvisa anche nel carattere degli uomini: fierezza, impulso e voglia di esprimersi in tutta libertà. Il segreto della sua arte parte da un ammasso informe di colori, attraverso tratti sapienti ed essenziali prende forma questa vigoria animalesca che è la metafora di una natura che scalpita nei suoi pennelli, vogliosa di prendere corpo sotto forma di indomiti cavalli. Sono affascinato dalla piega della conversazione e gli chiedo quale sia il suo percorso artistico e lui mi parla del suo interesse per l’impressionismo pittorico. Carlo è presto attratto da maestri quali Monet, Degas, Renoir e soprattutto Paul Cèzanne e dal loro atteggiamento artistico fatto di amore di sintesi, eccitazione mentale, combustione cromatica ed esplosione luminosa. Anche quando non dipinge cavalli, ma semplicemente scene del suo quartiere; i tratti repentini, la scelta dei colori, il rimarcare del particolare induce lo spettatore a vedere oltre e cioè : Carlo dipinge la condizione umana! Parla a raffica e s’infuria con se stesso se non ricorda un nome o un particolare. Poi mi confida che è rammaricato per non aver studiato abbastanza e di avere lacune in tanti campi del sapere e ciò gli è valso qualche critica riduttiva in campo artistico. Lo vedo stanco, affaticato forse per il caldo inverosimile dell’ultimo agosto ed allora mi congedo. Di lì a qualche giorno mi richiama e capita che mi impartisce una dimostrazione pratica di pittura. Su cartoncino ammucchia una varietà di tinte e decidiamo insieme che realizzerà un paesaggio marino: da quell’iniziale ammasso prendono forma in successione cielo, mare, scogli, imbarcazioni in una sfumatura di tinte dalle tonalità le più diverse e tutto in un battibaleno! Lui si scalda, gli passa tutta la stanchezza precedente e gioca con le parole e ancor più con i colori: è tornato Carlo dei bei tempi! Proprio al centro di quel paesaggio, mi confida: vuole s’intuisca la presenza del Divino, espresso da un gioco sapiente di colori. Nasce qui una disamina di come lui sia sempre stato alla ricerca del Divino in ogni cosa, nell’arte come nella vita in genere. Ed io sono sempre più affascinato da quel ragazzo ottantenne che, da spirito libero, è consapevole dei suoi limiti e si pone domande e si immagina risposte su temi così alti. Ora Carlo se n'è andato alla chetichella. Al suo funerale la gente della sua Garbatella che lo considerava uno di loro, era serena e consapevole che quando muore un artista, è solo il corpo che ci abbandona; perchè il suo spirito aleggia sempre nel cuore e sulla bocca della gente che gli ha voluto bene. Grazie Carlo, per i bei pomeriggi trascorsi in tua compagmia, per le tue lezioni di arte; ma, soprattutto, grazie per la tua lezione di vita.
maestrocastello