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domenica 29 marzo 2009

Ivano Fossati "Mio fratello che guardi il mondo".

Il male peggiore dell'epoca moderna è l'indifferenza. "Indifferenza, dice Erri DeLuca, non è infischiarsene del mondo, piuttosto un disturbo della percezione per cui non si riesce a distinguere tra realtà e messinscena"(Alzaia). Indifferenza è l'ncapacità di trasformare il mondo fatto solo di noi, della nostra famiglia in un mondo di tutti; l'incapacità di lasciare aperta la porta al resto della comunità, all'ambiente circostante. Indifferenza è la profonda ignoranza che abbiamo dell'altra parte del globo, quella sofferente; indifferenza è non cercare gli strumenti per dare dignità a tutti, al di là della pelle e delle credenze religiose. "Passare oltre" è la tentazione a cui siamo sottoposti quotidianamente. I soli valori che ci rimangono, purtroppo, sono i beni che ci appartengono e la nostra sola preoccupazione è che qualcuno posssa privarcene. "Aiutare i bisognosi" non è solo imperativo religioso, ma sacrosanto dovere civile. Elemosina deriva dal greco eleèo (ho compassione), è un modo per alleviare il proprio senso di colpa e prevede la disparità tra le parti che fa sentire sempre in difetto chi riceve. Donare, invece, è un atto di scambio, in un rapporto di parità e ci si scambia l'amore! Sarei tentato di dirla con la nota reclame: più ami, più ti ricarichi! I poveri hanno la card dei beni di consumo sempre azzerata; ma la loro card dell'amore è carica al massimo. Essi sono in grado di ricambiare con quintalate d'amore sincero!
Dice Kahlil Ibran:" Il desiderio è metà della vita, l'indifferenza è metà della morte".
Imparariamo a donare, ricordando le parole di Fossati: "..se non c'è strada nel cuore degli altri, prima o poi si traccerà."; è la nostra speranza!
Buona visione del video, maestrocastello.
http://www.youtube.com/watch?v=mNwEEaYeomY

sabato 20 dicembre 2008

La "card " dell'Emporio Caritas.



Sono ormai diversi mesi che i media ci tempestano giornalmente di bollettini di guerra sullo stato comatoso della finanza internazionale. A testimoniare che si tratta di crisi vera sono le notizie negative che ci giungono da oltreoceano, dove un colosso mondiale quale quello americano sta peggio di un malato terminale. Nonostante tutte le rassicurazioni, anche in Italia si vedono i segni tangibili di una crisi profonda : le vicende Alitalia che provocheranno sicuramente la perdita di migliaia di posti di lavoro, il governo che (fatto nuovo) è dovuto intervenire per sostenere le banche, molti esercizi commerciali costretti ad abbassare le saracinesche, aziende nazionali quali la Fiat che ha annunciato la cassa integrazione per oltre 40.000 dipendenti. A poco valgono le esortazioni dei politici a spendere per sostenere l’economia del paese quando il potere d’acquisto degli stipendi è sempre più ridotto, causa l’introduzione dell’euro e la stagnazione dei contratti che non coprono mai l’inflazione reale del Paese ; siamo in fondo alla classifica europea, appena prima di Grecia e Portogallo. La conferenza nazionale sulla famiglia fornisce dati agghiaccianti per l’Italia, bizzarro paese, dove tutta la ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione. Circa 3 milioni di famiglie sono povere, pari a 7 milioni e mezzo di persone che vivono con appena 5-600 euro al mese; stanno peggio solo barboni, mendicanti e clochard. Il dato più inquietante è l’alto numero dei nuovi poveri, quelli che qualche anno fa avevano una situazione tranquilla e poi il tonfo! Separazioni, mutui non più sostenibili, perdita del posto di lavoro, monoreddito familiare e tante altre sono le cause che fanno di queste persone degli autentici “equilibristi” che devono far spazio solo al necessario, per evitare di precipitare. Il sostegno a queste persone? Solo fiumi di parole nei dibattiti della televisione che servono solo ad “esorcizzare” il problema in modo virtuale e non a cercare di risolverlo realmente. Le contromisure prese dal governo con l’ultima finanziaria hanno partorito un topolino : la social card di 40 euro mensili a sostegno delle persone disagiate. “Non si poteva fare di più” sentenziano i politici. Certo che si potrebbe! Magari sgravando il cittadino delle troppe tasse e facendole pagare a tutti, evitando tanti sprechi, abbassando il numero dei parlamentari e riducendo il loro lauto stipendio e potremmo continuare a lungo. Ma in Italia per lo meno una cosa funziona benissimo ed è il volontariato. E’ così che singoli cittadini, associazioni benefiche ed altri si mobilitano, secondo lo spirito evangelico, per dare sostegno ed assistenza ai più bisognosi. Un esempio è la nascita al Ponte Casilino di Roma dell’Emporio Caritas, il supermarket della solidarietà! E’ un presidio sociale, voluto da Caritas e Comune di Roma, con la partecipazione di organizzazioni di volontariato: Comunità di S. Egidio, Circolo S. Pietro, Compagnia di S. Paolo, Associazione Banco Alimentare ed altri. Il supermarket è una struttura che permette alle famiglie indigenti di fare la spesa con una card da 200 euro mensili, in uno spazio attrezzato come vero e proprio supermercato, con tanto di casse automatizzate, carrelli e scaffali pieni di cibo, abbigliamento, materiale scolastico e giocattoli. In un recente servizio televisivo si raccontava di centinaia di persone che, a testa bassa o nascoste dietro buste di plastica, già dal primo mattino si mettono in coda per la sopravvivenza. E fa rabbia sentire al telegiornale i tour operator soddisfatti perché i loro pacchetti di viaggi natalizi sono stati già tutti prenotati. Nonostante la crisi, c’è gente che “s’è sparata” tutta la tredicesima o ha contratto debiti, pur di non rinunciare al viaggio di piacere; addirittura ha prenotato un italiano su sette.
E' così che va la vita : c'é chi non fa che piangere miseria e chi resta muto; noi ammiriamo questi ultimi che pur non avendo un centesimo in tasca, possiedono invece tanta dignità nell'animo!

mercoledì 3 dicembre 2008

Le promesse di Obama.





Mentre il mondo festeggia l’elezione del primo presidente afro-americano alla Casa Bianca e si susseguono le notizie sui nomi che comporranno il governo di Barack Obama; ci si interroga su quale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti d’America in politica estera e commerciale, quale cambiamento sarà possibile nelle politiche statunitensi in America Latina. I meno scettici pensano che anche se non ci sarà un radicale cambiamento, l’avvento di Obama possa rappresentare perlomeno una nuova fase nelle relazioni tra le due Americhe. Gli altri invece pensano che ci sarà invece una linea di continuità con l’atteggiamento del passato. In campagna elettorale Obama aveva affermato la necessità di cambiamento nei confronti dell’America Latina, il bisogno di costruire una nuova alleanza per le Americhe. “Abbiamo bisogno di rafforzare la leadership per il futuro. Dopo decenni di pressione dall’alto abbiamo bisogno di una agenda che promuova democrazia, sicurezza e pari opportunità. La mia politica per il continente sarà guidata dal semplice principio secondo cui ciò che è buono per i popoli delle Americhe è buono per gli Stati Uniti”. Le amministrazioni Bush si sono occupate del continente latino-americano solo per coordinare azioni contro il narcotraffico e per l’attuazione di trattati di libero commercio, lasciando il vuoto nelle relazioni politiche. Speriamo soltanto che Obama sia ben consigliato e non lasci fuori dall’alleanza “governi scomodi”, quali Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia ed Ecuador. Effettivamente Obama ha dichiarato, in diverse occasioni, di essere intenzionato a riprendere il dialogo col governo venezuelano; a patto che cambi l’atteggiamento antiamericano. La questione delle relazioni con Cuba rappresenta un’altra situazione spinosa : Obama ha annunciato di voler eliminare molte delle restrizioni sui viaggi verso l’isola e sulle rimesse monetarie e di voler chiudere al più presto e in via definitiva il carcere di massima sicurezza di Guantanamo. Il neo eletto presidente ha anche affermato di voler riprendere relazioni diplomatiche dirette con Cuba, anche se sembra ancora lontana la decisione di interrompere definitivamente l’embargo contro l’isola caraibica. I presidenti di Argentina, Bolivia, Cile e Brasile hanno fatto appello al neo presidente Obama per un cambiamento nelle relazioni tra nord e sud America e per la cessazione dell’embargo con Cuba; mentre vi sono state blande reazioni di Messico, Colombia e Perù – paesi rimasti fedeli a Washington – che hanno chiesto immediate rassicurazioni sulla continuazione delle politiche bilaterali commerciali e di sicurezza in corso con la Casa Bianca. Auspichiamo che il vento di libertà che ultimamente sta attraversando diversi paesi del Sudamerica, con l’elezione al potere di donne e uomini di buona volontà, diventi un ciclone che spazzi via le ataviche ingiustizie patite da intere popolazioni .