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martedì 6 luglio 2010

Impara l’arte e mettila da parte.


Tutti laureati e nessuno che sappia attaccare uno specchio, collegare una presa di corrente o riparare un rubinetto. Imparare un mestiere è diventato oggi un vero investimento per il futuro dei nostri ragazzi. E’ vero che cambiano i tempi e tanti antichi mestieri hanno ceduto il posto ad altri più di moda; ma anche quelli classici non li impara più nessuno. Provate a cercare in questo periodo un idraulico nella vostra zona, un falegname o un muratore e vedrete che i tempi di attesa sono gli stessi di chi prenota una risonanza magnetica nella struttura pubblica. Una volta, finita la scuola dell’obbligo, i genitori ti accompagnavano dall’artigiano ad imparare un mestiere e dicevano al titolare:”Ti deve rubare il mestiere!” I mastri artigiani, sia essi fabbri, falegnami o calzolai erano attorniati da frotte di giovani desiderosi di imparare l’arte del maestro; ma passavano anni a rassettare gratis botteghe artigiane prima di essere iniziati ad eseguire lavori veri e propri. I maestri erano spesso gelosi ed insegnavano solo agli allievi più capaci tutti i trucchi del mestiere. Quando avevi capacità sufficienti, potevi restare a bottega e ricevere una paga regolare o aprire una tua attività indipendente. La paga artigiana, fino alla soglia degli anni sessanta, era una vera miseria. Mio padre stesso che era un apprezzato mastro muratore, seguito da decine di apprendisti, riusciva, a fatica, a mandare avanti la nostra numerosa famiglia. Oggi un idraulico avviato guadagna più di un chirurgo di fama. Quando il boom economico ha strappato alla terra tanti contadini, richiamato tanti promettenti elettricisti, fabbri, falegnami e calzolai verso la grande industria del Nord; è iniziata la lenta agonia per tanti mestieri che hanno segnato le tappe dell’infanzia a noi ragazzi di allora. Mi ricordo che mi portavano a fare il taglio di capelli dal barbiere Pasqualino che mi procurava fastidiose scottature col fon, proprio dove i preti hanno la chierica. Il calzolaio Rocco Capaldo era il più rinomato del paese e per il suo italiano perfetto e per la bravura degli allievi che superavano il maestro. Ricordo il sellaio, lo stagnaro, l’ombrellaio; ma quello che mi affascinava tanto era l’impagliatore di sedie, stavo ore intere ad osservarlo. Il mio paesino di montagna allora pullulava di botteghe artigiane di ogni tipo, di “mastri” uno più bravo dell’altro e tutti adeguati alle tasche di quel tempo. I più pittoreschi erano i fornai, quando i forni andavano a paglia. Facevano ripetuti viaggi con i carri, fino al campo sportivo, dove prelevavano coi forconi tanta di quella paglia che avvolgevano nei teloni e la trasportavano ai rispettivi forni. Tra un viaggio e l’altro, facevano tappa fissa nell’unica mescita di vino del paese e tanto bastava per farli passare per autentici ubriaconi. Oggi i maestri artigiani si lamentano che nessuno vuole imparare mestieri che finiranno per scomparire. Per rifare i tacchi si preferisce andare nei centri commerciali, dove sei servito da ciabattini improvvisati che si limitano ad incollare e ti liquidano in un batter d’occhio. Non sarebbe il caso di indirizzare i giovani verso mestieri che garantirebbero loro un futuro certo; invece di obbligarli a studi verso cui non sono tagliati? Tanti si sentirebbero maggiormente gratificati e le università non sarebbero gremite di “fuoricorso” che non si laureeranno mai.
Buona vita!
maestrocastello.