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domenica 28 novembre 2010

M’aggia ‘mbarè.



Caro Nardino, proprio ieri, in tardissima serata, ricevevo questa mail da Michele Rinaldi che non potevo tenere tutta per me e la voglio condividere con i frequentatori del tuo bellissimo sito:  santagatesinelmondo.it

“Ciao giovà,prèvete manghète,qualche mese fà per case te veriette sopa a quiste compiuter,veramende a prima bbòtte nun te canuscijette,te peglièije pe une
c'abbetève a sand'andonije,pò chiène chiène te canusciétte e m'arrucurdeije re
ssì bbaffe come a nu cucchijére ca scévene sopa a lì traine,dopo tand'anne c e
'ngundramme a ffogge,se t'arrecuorde,mofal'anne a lluglie, 'nnanze a l'uscita
re la superstrada,steve pure franghe lu marite re sòrdacucina anna,pò fine a mò
nun t'agge viste cchiù manghe a sand'aheta. Te vulève scrive subbete,ma pe
ttiembe nunn'aggepetute,prima pecché so ggiute a coglie r'alive e seconde so
ggiute pure a semené; te vuléve rice re quanda scijuoche ca n'amme fatte
'mmiezze a lu chianghète e pe ssòtta a lu castierre,ma nun mmanga tiembe pe ce
re rraccundè,se tarrecuorde re me , ije abbetève proprije a lu chianchète
mmiezze a quére ddoije schèle,pò quann'eija t'ammanne belle quatte fotografije
e te fazze veré andò abbetève e te fazze arrucurdè pure tutte li scugnizze ca
stevene, abbianne ra li urpiane....... e cusì via...., scusa se t'agge scritte
accussì,meglije nun ssacce scrive, nu 'ntènghe re scòle fattizze com'a tté,
l'agge scritte re fretta e ce putésse stè qualch'errore, la prossema volda la
scrive nu poche meglije pecché eija ra ta da tiembe ca nu scrive e agge pèrse
la mène, spère ca ce sendime quande prima, salute a tutta la famiglia toja e a
tté n'abbrazze forte e ciuòtte ciuotte, ciao mechele


n.b. nun zzò angora prateche re lu compiuter nun ssacce manghe ammannè rre
      fotografije e tand'altre cose,.....m'aggia mbarè..”.


TRADUZIONE
(il dialetto santagatese è un misto di pugliese e napoletano, non vi fate intimidire, lo dico ai non addetti ai lavori e per facilitarvi il compito vi allego la traduzione)
“Ciao Giovanni, prete mancato, qualche mese fa ti vidi su questo computer, in verità non ti riconobbi subito, ti presi per uno che abitava a S.Antonio, poi piano piano ti riconobbi e mi ricordai di quei baffi da cocchieri che guidavano i cocchi. Dopo tanti anni ci incontrammo a Foggia, se ti ricordi, lo scorso anno a luglio, davanti all’uscita della superstrada; c’era pure Franco, il marito di tua cugina Anna; poi fino a questo momento non ti ho più visto nemmeno a Sant’Agata. Ti volevo scrivere subito, ma per questioni di tempo non ho potuto; prima perché sono andato a cogliere le olive e secondo, perché sono andato a seminare. Ti volevo dire di quanti giochi abbiamo fatto al Chiancato o e nei pressi del Castello, non mancherà tempo di ricordarli insieme. Se ti ricordi di me, abitavo proprio al Chiancato, in mezzo alle due scalinate, poi ti manderò alcune belle foto e ti farò vedere dove abitavo e ti farò ricordare anche di tutti gli scugnizzi che c’erano, cominciando da Ulpiane e così via. Scusa se t’ho scritto così, non so scrivere in modo migliore, non ho fatto studi importanti come i tuoi, ho scritto di fretta e potrebbero esserci degli errori, la prossima volta scriverò meglio, perché è da tanto tempo che non scrivo ed ho perso la mano. Spero di sentirci quanto prima, saluti a tutta la tua famiglia e a te un abbraccio forte e molto robusto. Ciao Michele


N.B. Non sono ancora pratico di computer, non so nemmeno inviare le foto e tante cose ancora……. Devo imparare…”

RISPOSTA di maestrocastello


Ciao Michele, ti avevo inviato un mio articolo che parla di ricordi a Sant'Agata, ma nel dubbio che tu possa non averlo ricevuto e poichè non potevo scriverti più a lungo tramite il blog (solo 300 caratteri); ora ti rispondo direttamente. Mi fa immenso piacere aver ricevuto la tua posta. Se non sbaglio appartieni ad una famiglia di portalettere? Vedi a che serve il computer? Non c'è più bisogno che tuo nonno Petrino o i tuoi zii Nicola e Pasqualino passino per le case a consegnare la posta, ora fa tutto il computer. Ho gustato particolarmente il tuo scritto integralmente in dialetto che ho riletto infinite volte a mia moglie ch'è di Roma e ci siamo sganasciati dal ridere, soffermandoci su tanti termini che non sentivo da secoli come : "a prima bbòtte", "ssì bbaffe come a nu cucchijére ca scévene sopa a lì traine", "mofal'anne" (troppo bello!), "sòrdacucina", "so ggiute a coglie r'alive", "quanda scijuoche ca n'amme fatte" (la più bella di tutte!) e poi "nu 'ntènghe re scòle fattizze com'a tté" ed infine, è un capolavoro quel "m'aggia mbarè"..... E' come una massima di vita che vale per tutti. Pure io "m'aggia mbarè" a recuperare il rapporto con tanti amici come te per parlare di giochi fatti al Chiancato (a trombone, a li tacchere, a cavallett), di faoni alla vigilia di sant'Antonio, di tutte le arrampicate alla torre del castello per recuperare nidi di uccelli (re ciavele), di paròccole che papà "Urpiane" teneva come arma di difesa dietro la porta di casa, di susumielli a Natale e tant'altre cose ancora che quelli come noi sanno bene. Ne hai parlato mai di queste cose ai tuoi figli? Sarebbe forse il momento che lo facessimo tutti, per staccarli un momento da quel soprammobile fastidioso che è la televisione; già, la televisione, nostro pane quotidiano di banalità spesso a pagamento! Tutti questi ricordi sono sì il segno del tempo che scorre, ma è anche quel filo sottile che ancora lega quelli come noi e non bisogna assolutamente farlo spezzare. "N'amma mbarè" a restare legati alle nostre radici e saperle tramandare a figli e nipoti, a farle vivere anche a quelli che non le hanno vissute, perchè, è vero che indietro non si può e non si deve tornare; ma esse traboccano di così tanti valori che vanno morendo che rappresenta un vero patrimonio per le generazioni future.
Ricambio l'abbraccio forte e ciuott ciuott.

Giovanni Castello.

lunedì 6 settembre 2010

Lettera personale.


In prossimità del traguardo delle diecimila visite per questo modesto blog, mi piace pubblicare una mail che mi è giunta pochi giorni fa, sperando che la visitatrice sconosciuta non se ne dolga di renderla pubblica; poiché lei lo aveva fatto in forma privata. Mi accingo a farlo perché penso che lei abbia colto bene il vero intento del blog, cioè quello di condividere con il lettore sentimenti e stimolare alla riflessione. Qualora ciascun lettore volesse suggerire argomenti o scrivere un post su temi che possano interessare tutti, questo blog è disponibile a farlo, inviando il materiale all’indirizzo: maestro castello@gmail.com. che lo vaglierà e pubblicherà sul blog.




Caro maestro Castello,
mi piace chiamarla così perchè il suo volto è vivo e rassicurante allo stesso tempo, i suoi occhi fervidi infondono fiducia ed entusiasmo;ciò che ogni educatore VERO dovrebbe ispirare...quindi maestro, sì.
Sono entrata nel suo blog per caso, mossa da una delle mie folli ricerche sul perchè e il per come io sia io e sono approdata nella sua isoletta.
Il racconto di Chaplin mi ha illuminato, che magnifica e grande verità!
Nei miei tentativi di non essere giudicata ho provato a mettermi sotto l'asino ma niente, non è servito nemmeno quello.Mi hanno preso per pazza.
Mi ha colpito molto il suo commento sulla trasformazione interiore che ognuno di noi deve attuare per poter raggiungere quella pace con se stesso e il mondo che lo circonda.
Io non sono più una ragazzina (all'anagrafe s'intende perchè di testa hai voglia, pure neonata), ho passato di gran lunga i 30 ma in questo maRe di vivere - che spesso è maLe - è dura restare a galla e ancor più dura trovare la forza di nuotare in direzione di una possibile terraferma.
Ciò che però ha fatto scattare questa mia mail è stata la splendida frase "nessuno è più vuoto di chi è pieno di sè", altra grande verità;peccato che questo mondo sia pieno di gente piena.
Che dire quindi?
Semplicemente complimenti sinceri per il suo mondo interiore, mi sarebbe piaciuto avere un padre/zio/fratello come lei.
Non la conosco certo, ma se gli occhi sono lo specchio dell'anima la sua mi sembra una gran bella animella.

Adriana che si sente spesso vuota ma che forse non lo è poi così tanto ;)

RISPOSTA

Benvenuta nel blog, cara Adriana
questa mail mi lusinga non poco, perché dimostra che il mio umile lavoro serve realmente a coinvolgere nella riflessione qualche spirito generoso come te. Il mio lavoro una volta era rivolto essenzialmente ai bambini e tanti di quelli hanno forse ancora bisogno di una spinta per andare avanti nella vita di adulti ed io che ho piacere di scrivere di tante cose, mi propongo proprio di assolvere a questo delicato compito. Ognuno di noi ha capacità che nemmeno sa di avere e forse è proprio aiutando gli altri nella riflessione di se stessi che questi possono ritrovarsi nel profondo. Ti ringrazio per la soverchia fiducia che nutri per la mia persona e, mentre ti invito a continuare a leggere il blog, ti consiglio di osservare con occhi nuovi le persone che ti circondano e certamente saprai trovare in essi qualità di cui andare orgogliosa. Ho sperimentato personalmente che la semplicità paga sempre perché ci rende più semplice la vita. Spero di averti ancora ospite gradita del mio blog e poter condividere emozioni.
Buona vita! maestrocastello.