sabato 11 aprile 2009

BUONA PASQUA A TUTTI.


La vita è un bene prezioso e non va banalizzata. La vita è un attimo, è vero, ma abbiamo tutto il tempo per lasciare un segno del nostro amore a chi ci è caro ed anche chi ha bisogno del nostro sostegno. Facciamo in modo che la terra sia più lieve a chi già domani tenterà di riprendere da dove aveva tralasciato.
BUONA PASQUA di cuore ai lettori di questo blog.
maestrocastello.

Per l'Abruzzo
48580 via sms
Un euro per L'Abruzzo
48580 da telefono fisso
Due euro per l'Abruzzo.

P.S. E' prossima la data di scadenza per la dichiarazione dei redditi e un modo per aiutare le popolazioni dell'Abruzzo alla ricostruzione può essere destinare ad esse l'8x1000. Propro oggi il governo ha deliberato in tal senso. Farete così della beneficenza in modo indolore per le vostre tasche.
Se non avete gia altre idee, pensateci!

La Via Crucis della gente d'Abruzzo.

Proprio oggi, venerdì di passione, si è svolta la celebrazione funebre delle vittime del terremoto abruzzese. Quelle centinaia di bare in fila ci fanno ricordare una delle ultime stazioni della Via Crucis, quando Gesù viene deposto dalla croce, in procinto del sepolcro. Quest’anno la gente aquilana non ha assistito alla rituale finzione scenica, ma ha vissuto una Via Crucis personale che perdura dalle prime ore di lunedì 6 aprile dell’anno del Signore 2009 ed erano le tre e trenta di notte. Cristo viene deposto dalla croce e trasportato da Maria ed altre donne; questi “poveri cristi” vengono deposti dalle macerie e trasportati dagli uomini della protezione civile, tra lo spavento, il pianto, la disperazione e mille altri sentimenti che nemmeno loro sanno raccontare.















Il Cristo poi è risorto dalla morte, come desideriamo per i nostri fratelli risorga presto la speranza del domani.

giovedì 9 aprile 2009

Il più umile fra loro.


E' GESU'che parla :

Se il vostro Gesù che chiamate con il nome di Maestro
Se il vostro Gesù che chiamate con il nome di Signore
Se il vostro Gesù ha lavato i vostri piedi con le mani sue
Se il vostro Gesù innanzi a voi s'è inginocchiato in segno d'umiltà
fate come lui
fate come lui
voi fate come me perché non c'è servo al mondo più grande
del suo padrone
ne ascoltatore più grande di chi parla.
In verità vi dico se fate come me
avrete rispettato la Sua volontà.
Sarete del mio gregge
l'acqua pura
il nido degli uccelli
quando è sera
il grembo dei bambini che son soli
dei vecchi che non sanno dove andare.
(da Gesù e Giuda – musical di Tony Cucchiara).

Ai vespri del Giovedì Santo si spogliano gli altari che raffigurano il corpo del Signore allorché fu spogliato e ridotto male dai soldati o, veramente, perché fu abbandonato dai discepoli che nella Scrittura Sacra sono chiamati “vestimenta di Dio”. Questa giornata segna la data del testamento spirituale, non scritto, che Gesù volle fare agli Apostoli, sapendo che li stava per lasciare. Dopo che si fu alzato dalla cena, il Signore versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli. Questo esempio lasciò loro. “Intendete quello che ho fatto a voi, io Signore e Maestro?” e disse poi “Vi ho dato l’esempio, affinché anche voi facciate ugualmente”. Uno di loro gli disse: ” Signore, che Voi a me lavate i piedi? ” . Lui rispose “ Se non ti laverò i piedi, non avrai parte con me”. Gesù con quel gesto intendeva raccomandare loro la pratica dell’umiltà. E’ questa appunto una grande lezione di umiltà che insegna come dovrebbe essere il carattere di un cristiano. Le ricorrenze possono rappresentare un’occasione per guadarci nel profondo, se solo tralasciamo l’aspetto coreografico della Pasqua. Cristo non è morto una sola volta; ma ri-muore ogni volta per la presunzione della gente, per l’aridità di chi non tende una mano ad un fratello, per l’egoismo di chi bada a interessi personali più che ai problemi della collettività pur avendone il mandato. “Esempio vi ho dato, affinchè lo stesso anche voi facciate. Se io, Signore e maestro vostro, vi ho lavato i piedi; quanto più dovete l’un l’altro lavarvi i piedi?”. Tutti quelli che si dicono cristiani, oggi, si lavano ancora i piedi l’un l’altro?
Cordialmente, maestrocastello.

mercoledì 8 aprile 2009

Pastiera napoletana.


La pastiera napoletana è il classico dolce pasquale partenopeo. Per i napoletani la pastiera non è solo un dolce, ma un vero e proprio rito con tempi e modalità ben definite: si prepara rigorosamente il giovedì santo e viene cotta in forni rionali, a temperatura dolce. Le origini della pastiera restano sconosciute, ma le leggende in materia si sprecano. La più conosciuta racconta che Maria Teresa d’Austria, consorte di Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati ”la Regina che non sorride mai”, dopo aver assaggiato una fetta di pastiera, non potè fare a meno di sorridere. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, Ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

Ricetta per 6 persone

Ingredienti per la pasta:
600 G Farina - 300 G Zucchero - 300 G Burro - 6 Tuorli d’'uovo.

Ingredienti per il ripieno:
50 G Grano - 500 G Ricotta - 3 Cucchiai Farina - 50 Cl Latte - 9 Uova Intere - Acqua Di Fiori D'arancio - 500 G Zucchero - 1 Noce Burro (o Sugna) - 150 G Canditi (cedro, Scorzette d'arancia).

PREPARAZIONE

L'involucro è una comune pasta sfoglia. Per il ripieno fate cuocere il grano coperto d'acqua con la noce di sugna o di burro per un paio di ore e preparate la crema pasticciera con i rossi d'uova, 1/2 l di latte, 3 cucchiai colmi di zucchero e tre cucchiai di farina. Passate o frullate la ricotta e mescolatevi lo zucchero rimasto, i tuorli delle uova avanzate, l'acqua di fiori, i canditi, la crema e, in ultimo, gli albumi montati a neve. Per la pastiera esistono due scuole e due gusti: c'è chi la vuole bassa 3-4 cm. e c'è chi la preferisce sui 5-6 cm. perché così resta più umida e profumata. Con la dose che vi ho dato potrete fare una pastiera piuttosto alta in una teglia di 27-28 cm. di diametro o una più bassa ed ancora più larga. Ho ritenuto di darvi delle dosi piuttosto generose perché si tratta di un dolce che si consuma in giorni di festa quando ci sono numerosi commensali: non va a male facilmente e potrete consumarlo nell'arco di 4-5 giorni. D'altronde, mi sembra assurdo fare un lavoro così elaborato solo per poche persone. Stendete i 2/3 della pasta e foderate come al solito la teglia che riempirete con il ripieno. La parte superiore di questo dolce, anziché completamente chiusa, deve essere schermata da strisce di pasta larga circa 2 cm. incrociate a griglia. Dopo aver allargata la pasta, tagliate quindi queste strisce e mettetele prima per un verso, lasciando fra l'una e l'altra circa 3 cm. di distanza, poi per l'altro verso, in modo che restino in vista dei rombi di ripieno. Mettete in forno già caldo a calore moderato e lasciate cuocere per 40-45 minuti se avrete fatto una pastiera bassa e per un'ora quasi se la pastiera sarà alta. Spento il forno mettete il dolce a raffreddare fuori se toccandolo al centro con i polpastrelli vi sembrerà asciutto; lasciatelo raffreddare nel forno se sarà ancora un po' molle. La pastiera comunque non deve essere troppo asciutta. Quando sarà fredda cospargetela di zucchero a velo: è preferibile mangiarla il giorno seguente, e dura anche diversi giorni. Non farà che migliorare nell'attesa.

martedì 7 aprile 2009

Storia di un terremoto annunciato?


“Tornano in alto ad ardere le favole / Cadranno colle foglie al primo vento” recita Ungaretti e domenica notte la gente aquilana ha visto crollare come foglie i propri sogni, sotto la furia di un vento funesto che non ammette distinzione. Come un avvoltoio, il sisma ha colto una comunità dormiente ed ha dissacrato sia civili abitazioni che luoghi di culto e case di studenti che di sogni ne cullavano parecchi; arrecando ferite fisiche e morali che difficilmente scorderemo. Ha cancellato letteralmente una città d’arte millenaria dal fascino inconfondibile e chi, come me, c’è stato militare lo può testimoniare. In casi come questi, non si smentisce mai il cuore della gente nostra, sempre pronta a far quadrato e ad aiutare chi ha più bisogno. Anche la politica, per una volta, ha tralasciato gli schiamazzi di cortile e s’è adeguata alla situazione. E’ la storia di un terremoto annunciato? Questa, piuttosto, è la polemica del momento, se questa tragedia poteva essere evitata. Le emissioni di gas radon da parte delle rocce sotto stress, le perturbazioni del campo elettromagnetico o il nervosismo degli animali possono bastare agli scienziati per prevedere esattamente un evento sismico? Ha ragione la scienza ufficiale ad affermare che i terremoti non sono prevedibili?
Oltre alle dolorose scene di macerie, le immagini televisive hanno anche mostrato una giovane mamma aquilana in procinto di partorire una bambina. La figlia di questo terremoto che proprio oggi è venuta alla luce rappresenta la speranza del futuro ed è a lei che dedichiamo gli altri versi della breve lirica di Ungaretti.”Ma venga un altro soffio, /ritornerà scintillamento nuovo”. Per lei le stelle torneranno a risplendere e con esse splenderanno anche le illusioni e i desideri crollati. La sua casa che un soffio crudele ha fatto dileguare sarà presto ricostruita e si spera che questa volta lo facciano coi dovuti accorgimenti. Gli stanziamenti vanno fatti prima che questi fatti accadono e non quando “i buoi sono scappati”. Con costruzioni adeguate, in Giappone si sopravvive tranquillamente a terremoti di 5/6 gradi di magnitudine o almeno si riducono i danni di parecchio.
Dedico un caro pensiero alle centinaia di vittime di questa catastrofe e ai loro cari. Un augurio speciale va ai genitori della bimba appena nata, che possano crescerla in una città ricostruita bene, dove non si dovranno più temere le tragedie a cui stiamo purtroppo assistendo in questi giorni.
Cordialmente maestrocastello.

lunedì 6 aprile 2009

Tutta colpa di Giuda.


Sabato seguo come al solito “che tempo che fa” e mi gusto l’intervista a Davide Ferrario che presenta l’anteprima del suo nuovo film: “Tutta colpa di Giuda”. Il film si svolge nel carcere delle Vallette di Torino e racconta la storia di un regista che su richiesta del cappellano del carcere deve mettere in scena la Passione di Cristo, a scopo educativo. Il regista si trova di fronte ad una questione che sarà il leit motive di tutto il film: in galera nessuno vuole fare Giuda, cioè la parte dell’infame traditore. Ferrario dice:“mi son sempre chiesto cosa sarebbe successo se Giuda, invece di cedere al famoso bacio, si fosse semplicemente rifiutato di collaborare all'autodistruzione di Gesù….. tutto questo è pensiero, non storia”.
Personalmente credo - ed anche questo è solo il mio pensiero - che la parte di Giuda sarebbe toccata a qualcun altro, inserito in un disegno superiore per la salvezza dell’uomo. Nel 1978 Giuseppe Berto pubblicò ” La Gloria” dove Giuda racconta le vere ragioni del suo gesto: non più il vile tradimento della storia, ma l’accettazione di un disegno terribile, perché si compisse il destino disegnato da Dio. La tesi eretica di Berto non è del tutto isolata; anzi, già a partire dal Romanticismo, esiste un filone letterario che cerca di riabilitare la figura di Giuda. Il tradimento rientra nella fragilità della natura umana e lo comprendo. Provo pietà invece per l’epilogo di disperazione, conseguenza dell’incapacità di chiedere perdono; proprio quando il tuo Maestro è stato l’Uomo-Dio che ha fatto del perdono il tema fisso del suo insegnamento. Tante volte ho cercato di immaginare a come si sentisse Giuda, al rimorso che gli avrà attanagliato l'anima. Ho sempre ritenuto che mancassero due anelli alla sua catena di dolore: quello del pentimento, il suo, che non c'è stato e l'anello del perdono che non sarebbe mancato certamenteb da parte di CHI tutto ha perdonato.
Giuda somiglia al capro espiatorio che nelle cerimonie ebraiche dello Yom Kippur veniva allontanato nella natura selvaggia, portando con sé i peccati del popolo, per essere precipitato da una rupe, poco lontano da Gerusalemme.
Capro espiatorio è qualcuno a cui viene attribuita la responsabilità di una malefatta o di una moltitudine di problemi e deve subirne le conseguenze ed espiarne la colpa. L’ etichetta di capro espiatorio è stata spesso affibbiata a gruppi di minoranza e la sua ricerca è spesso stata devastante, perché diventa più difficile difendersi dalle accuse.
Tra i soggetti usati come capri espiatori nella storia troviamo negri, immigrati, comunisti, terroni, streghe, donne, Ebrei, matti, lebbrosi, omosessuali, tossicodipendenti, disabili, zingari.
E questo è storia, non più il mio pensiero!
Cordialmente maestrocastello.

giovedì 2 aprile 2009

Il fado canta un'emozione

“Uno scialle, una chitarra, una voce e molto sentimento. Questo è il fado”(sito Portugal). Il fado è, per eccellenza, la canzone di Lisbona, il prodotto più genuino della cultura popolare portoghese. Il fado non si può spiegare, perché esprime sentimenti e i sentimenti non si possono sempre raccontare; bisogna parteciparli. Diceva Amalia Rodrigues, la più splendida interprete di questo genere, “Non sono io che canto il fado, è il fado che canta in me”. Sembra che le origini del moderno fado siano l’evoluzione del “fado del marinaio” legato alle partenze, al dolore che rimaneva a terra, custodito all’interno delle case da donne che lo avrebbero sviscerato giornalmente, nell’attesa di un ritorno senza certezza. Possiamo solo immaginare cos’è fado. Fado è mare, fado è silenzio, fado è il destino amaro che stacca i figli dalla propria terra, fado è la condizione di donne che si sentono vedove senza portare il lutto, fado è speranza che un giorno arrivi la bonaccia e il mare ti restituisca,oltre alla quiete, anche i tuoi buoni sentimenti. Mi sono chiesto spesso: ma chi se la passa male cosa ha tanto da cantare? Penso che l'arte veste i panni della musica ed interpreta bene i sentimenti. Canta chi è rinchiuso in una cella, chi parte per la guerra; cantavano i raccoglitori di cotone, le mondine nel vercellese, i partigiani e chi era ad un passo dalla morte. Una canzone prende il tuo posto e arriva dove la tua mano non potrà arrivare e libera la tua disperazione. Questo non risolve, ma aiuta perlomeno ad andare avanti!
Cordialmente, maestrocastello.

Il video vuole essere un caro ricordo della grande Amalia Rodrigues,mia passione musicale di sempre.