mercoledì 31 dicembre 2008

felicità

C'è un'ape che se posa

su un bottone de rosa:


lo succhia e se ne va...


Tutto sommato, la felicità


è una piccola cosa.


(Trilussa)

Il segreto della vita risiede nelle piccole cose. Lo sanno bene gli insetti, a differenza degli uomini che fanno grandi progetti e nutrono aspettative all'altezza . A guardare troppo lontano, c'è il rischio di procurarsi problemi alla vista. Ritmi sempre più veloci della vita impongono fretta di arrivare e spesso non ci portano da nessuna parte. Se solo ci fermassimo un momento a verificare se siamo ancora connessi al reale! Forse in una di queste pause potremmo accorgerci che stiamo rovistando altrove e la soluzione di tutto era proprio davanti ai nostri occhi, in un mondo fatto di quelle piccole cose che sono sempre alla nostra portata. Auguriamoci per il prossimo anno di acquisire la filosofia di vita dell'ape e sarà un anno felice!

lunedì 29 dicembre 2008

22 luglio. L'uomo bambino.


In un pomeriggio avanzato, quando siamo ormai in pochi irriducibili a godere dei residui sprazzi di un sole fin troppo generoso; vedo condurre in mare un giovane- bambino, dall’età imprecisata. Il suo approccio con il mare mi cattura totalmente l’attenzione. Dapprima urla come impaurito dalle onde e poi subito si quieta, perché imbeccato da due adulti che non lo perdono mai di vista. Man mano egli prende sempre più confidenza con l’acqua e nuota come un delfino libero nel suo mare; poi si ferma e balbetta qualcosa di imprecisato e riprende subito a nuotare con più lena.
Mi affascina quell’uomo-bambino che parla col mare in un contesto che gli permette forse di sputare finalmente la sua rabbia per essere nato diverso!
Quante volte gridiamo noi stessi tutta la rabbia nel mare della nostra solitudine e il nostro grido è coperto dal frastuono dei marosi della vita, in un oceano troppo vasto, in cui vige la legge di sopravvivenza: pesce grande mangia sempre il piccolo. Ma chi è più piccino di noi?
Quando decidiamo di andare, il pomeriggio s’è fatto ormai sera e mentre mi allontano, non perdo con lo sguardo le forsennate bracciate di quell’uomo-bambino. Immagino che nuoti in continuazione, magari anche di notte. E mi chiedo come si comporti di notte: continua a gridare e sussurrare o tace?
Magari, di notte, fa anche l’amore col mare!
Sicuramente gode l’infinita libertà delle sue notti e si placa. E’ con questa speranza che lancio l’ultimissimo sguardo, quella stessa speranza con cui dovremmo osservare anche la vita di tutti gli altri.

tratto da "Chiuso per ferie" monografia di G.Castello (1996).

domenica 28 dicembre 2008

Lettera dal carcere a Munnever. 1942




Il più bello dei mari


è quello che non navigammo.


Il più bello dei nostri figli


non è ancora cresciuto.


I più belli dei nostri giorni


non li abbiamo ancora vissuti.


E quello


che vorrei dirti di più bello


non te l’ho ancora detto.
Nazim Hikmet

La lettera a sua moglie Munnever è la poesia d’amore a noi maggiormente nota di Hikmet, uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo. Nasce in Turchia nel 1902; la passione per la poesia la eredita dal nonno e dalla madre. Frequenta l'università a Mosca e tornato in patria viene arrestato, colpevole di collaborare con una rivista di sinistra. Nel 1938 viene condannato a 28 anni di carcere per la sua opposizione al regime turco: le sue poesie, i suoi articoli, i suoi libri sono considerati un incitamento alla rivolta. Nel 1949, a Parigi, una commissione internazionale della quale fanno parte, tra gli altri, Pablo Picasso, Paul Robeson e Jean Paul Sartre, si batte per la liberazione di Hikmet. Viene successivamente liberato, ma continuerà ad essere perseguitato e perderà addirittura la cittadinanza del suo paese. Muore a Mosca nel giugno del 1963, a causa dell'ennesimo attacco di cuore. Il poeta turco attraverso i suoi versi parla delle vicende personali, del suo Paese, degli ideali in cui crede fermamente e per i quali ha combattuto; la sua vita è un "tuttuno" con la sua poesia. Eppure, nonostante le violenze, le ingiustizie, e le privazioni subite, dai suoi versi traspare una purezza lirica straordinaria, una volontà ferma nel trasmettere i propri ideali e una passione che ritroviamao vibrante nelle sue poesie d'amore di una bellezza sorprendente. E’ uno dei primi poeti turchi ad usare i versi liberi, grazie anche alla passione che sua madre aveva per la poesia di Lamartine e Baudelaire. Avrò certamente modo in questo blog di proporre poesie meno note dell’autore, ma di una originalità unica che sapranno affascinare anche i profani di questa nobile arte.

sabato 27 dicembre 2008

21 luglio. Sogni e sogni.


Credo che voi pure, come me, preferiate i sogni della notte alla realtà difficile del giorno. Nel silenzio del letto ogni respiro è energia che ritorna intatta e dà corpo e vigore al folletto invisibile che ci conduce dove si intravedono luci surreali che proiettano, intermittenti, quella vita del desiderio dove è lecito osare anche più del dovuto. Qui si regalano, sempre a buon mercato, immagini gradite della fantasia che sono precluse nella vita da svegli.
In questo spazio pseudo-reale l’immagine onirica prende per mano la vita reale, fattasi oltremodo crudele e la stempera dalle ansie e la deterge dallo scempio che è divenuto ormai il vivere comune.
Anche da svegli i sogni sono una esaltante battaglia, Sono proprio i sogni fatti sotto i raggi del sole quelli maggiormente eccitanti. Lì, sotto il sole cocente, il mondo si spacca in due parti: quella che mi accoglie dormiente e quella da sveglio che mi vede ugualmente in viaggio; ma con la fantasia! E li vedo anche sotto il sole cocente i serpenti strisciare tra i piedi di personaggi malvagi, vedo cavalli imperiosi al fianco di chi lotta per la fantasia e vedo le aquile volare sulla testa dei generosi.
A modo mio, anche questo è campare.
( nella foto: i mammuttones)
Tratto da "Chiuso per ferie" monografia di g. castello (1996).

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale e Buon Anno Nuovo!


Ti auguro
di risolvere
la vita come
un'equazione:
addiziona il piacere
sottrai il dolore
moltiplica il donare
eeeeeee........
dividi l’amore
con chi ti sta più a cuore.
Buon Natale e Buon Anno Nuovo!

lunedì 22 dicembre 2008

Profumi di Sardegna.







15 luglio.


I ricordi del mio primo contatto con l’isola sono legati alla visione surreale del suo paesaggio che mi rapiva in un crescendo di emozioni, man mano che passavo ai fotogrammi successivi: distese di verdi licheni, scorci di mare esilarante e sassi ovunque e dalle forme più inconsuete.
Quello che proprio non riesco a cancellare dalla memoria sono i profumi legati a questa terra, odori forti di mirto, di finocchio selvatico, di terra bruciata dal troppo sole e di armenti perennemente assetati. E che dire degli incendi di cui avevi sentore anche a chilometri di distanza e rendevano acre anche l’aria? Ma l’odorato si esalta in cucina: qui la fragranza, l’intelligenza, la versatilità e la natura esotica di una cucina di contadini e di pastori produce capolavori per palati raffinati.
La fragranza di ingredienti ancora naturali che conservano intatto tutto il loro sapore di un tempo, con metodi di cottura tramandati e religiosamente praticati, partoriscono cibi dai sapori che il palato non riesce sempre a raccontare.
Il solo problema lo rappresenta il profumo maschio di un vino troppo energico per chi non ha dimestichezza col bere!
E che dire poi dei dolci? La pasticceria sarda ti delizia con sapori sempre decisi, a base di mandorle e di miele, di canditi ed uva passita. La fantasia di questa gente sforna dolci dai nomi più inconsueti: aranzada, cozzuleddas, maringosos, papassinos, seadas, sospiri e tant’altro ancora. Il profumo mio preferito lo emana proprio il mare. Mi piace anche il sapore del cacio pecorino ed il profumo che sprigiona la pelle cotta dal sole; ma non disdegno qualche bicchiere di buon vino : un primo per gustare meglio le pietanze di questa signora cucina e tutti gli altri per scordare le tante facce da cazzo che ho lasciato prima di attraversare questo mare!
tratto da " Chiuso per ferie " monografia di g.castello (1996).

sabato 20 dicembre 2008

La "card " dell'Emporio Caritas.



Sono ormai diversi mesi che i media ci tempestano giornalmente di bollettini di guerra sullo stato comatoso della finanza internazionale. A testimoniare che si tratta di crisi vera sono le notizie negative che ci giungono da oltreoceano, dove un colosso mondiale quale quello americano sta peggio di un malato terminale. Nonostante tutte le rassicurazioni, anche in Italia si vedono i segni tangibili di una crisi profonda : le vicende Alitalia che provocheranno sicuramente la perdita di migliaia di posti di lavoro, il governo che (fatto nuovo) è dovuto intervenire per sostenere le banche, molti esercizi commerciali costretti ad abbassare le saracinesche, aziende nazionali quali la Fiat che ha annunciato la cassa integrazione per oltre 40.000 dipendenti. A poco valgono le esortazioni dei politici a spendere per sostenere l’economia del paese quando il potere d’acquisto degli stipendi è sempre più ridotto, causa l’introduzione dell’euro e la stagnazione dei contratti che non coprono mai l’inflazione reale del Paese ; siamo in fondo alla classifica europea, appena prima di Grecia e Portogallo. La conferenza nazionale sulla famiglia fornisce dati agghiaccianti per l’Italia, bizzarro paese, dove tutta la ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione. Circa 3 milioni di famiglie sono povere, pari a 7 milioni e mezzo di persone che vivono con appena 5-600 euro al mese; stanno peggio solo barboni, mendicanti e clochard. Il dato più inquietante è l’alto numero dei nuovi poveri, quelli che qualche anno fa avevano una situazione tranquilla e poi il tonfo! Separazioni, mutui non più sostenibili, perdita del posto di lavoro, monoreddito familiare e tante altre sono le cause che fanno di queste persone degli autentici “equilibristi” che devono far spazio solo al necessario, per evitare di precipitare. Il sostegno a queste persone? Solo fiumi di parole nei dibattiti della televisione che servono solo ad “esorcizzare” il problema in modo virtuale e non a cercare di risolverlo realmente. Le contromisure prese dal governo con l’ultima finanziaria hanno partorito un topolino : la social card di 40 euro mensili a sostegno delle persone disagiate. “Non si poteva fare di più” sentenziano i politici. Certo che si potrebbe! Magari sgravando il cittadino delle troppe tasse e facendole pagare a tutti, evitando tanti sprechi, abbassando il numero dei parlamentari e riducendo il loro lauto stipendio e potremmo continuare a lungo. Ma in Italia per lo meno una cosa funziona benissimo ed è il volontariato. E’ così che singoli cittadini, associazioni benefiche ed altri si mobilitano, secondo lo spirito evangelico, per dare sostegno ed assistenza ai più bisognosi. Un esempio è la nascita al Ponte Casilino di Roma dell’Emporio Caritas, il supermarket della solidarietà! E’ un presidio sociale, voluto da Caritas e Comune di Roma, con la partecipazione di organizzazioni di volontariato: Comunità di S. Egidio, Circolo S. Pietro, Compagnia di S. Paolo, Associazione Banco Alimentare ed altri. Il supermarket è una struttura che permette alle famiglie indigenti di fare la spesa con una card da 200 euro mensili, in uno spazio attrezzato come vero e proprio supermercato, con tanto di casse automatizzate, carrelli e scaffali pieni di cibo, abbigliamento, materiale scolastico e giocattoli. In un recente servizio televisivo si raccontava di centinaia di persone che, a testa bassa o nascoste dietro buste di plastica, già dal primo mattino si mettono in coda per la sopravvivenza. E fa rabbia sentire al telegiornale i tour operator soddisfatti perché i loro pacchetti di viaggi natalizi sono stati già tutti prenotati. Nonostante la crisi, c’è gente che “s’è sparata” tutta la tredicesima o ha contratto debiti, pur di non rinunciare al viaggio di piacere; addirittura ha prenotato un italiano su sette.
E' così che va la vita : c'é chi non fa che piangere miseria e chi resta muto; noi ammiriamo questi ultimi che pur non avendo un centesimo in tasca, possiedono invece tanta dignità nell'animo!