sabato 4 agosto 2012

la morale della favola.

Storiella:  In una sperduta fattoria della Russia vivevano Ded e Baba, due anziani contadini. La loro casetta era fatta di legno, con le finestre intagliate e colorate, c’era un tavolo da un lato, con delle seggiole impagliate dalle sapienti mani di Ded e, proprio al centro, c’era una grande stufa di porcellana. La loro vita scorreva semplice e tranquilla assieme ai molti animali che vi crescevano intorno, come galline, oche, maialini, un cane ed alcuni cavalli. Un bel mattino però, la loro Kurochka, una gallina pezzata, depose nella paglia un uovo  tutto d’oro. I due vecchi rimasero meravigliati e nessuno dei due si decideva a prendere l’uovo e ad aprirlo: Ded non voleva, Baba  nemmeno…. Così misero l’uovo sul tavolo per rimirarlo di tanto in tanto e sentirsi fortunati di aver ricevuto un simile dono. Un giorno però, un topolino sbucò dalla sua tana e saltò sul tavolo in cerca di cibo…. Senza neanche accorgersene urtò con la coda l’uovo che cadde a terra e si aprì. Ded cominciò a piangere, Baba anche e così pure tutti gli animali della fattoria. In tutta quella confusione la gallina Kurochka stranamente cominciò a parlare e disse che non c’era bisogno di piangere, che presto avrebbe deposto un altro uovo non più d’oro, ma normale…….
Morale della favola : Spesso diamo molta importanza alle cose materiali solo perché brillano come l’oro e perciò le riteniamo più preziose delle altre. Kurochka è saggia ed invita tutti a non dolersi per aver perso un uovo, seppure dorato, perché c’è sempre la possibilità di farne un altro, non così prezioso, ma ugualmente utile. La favola invita a ripensare ai valori essenziali della vita che in quest’epoca dell’apparire abbiamo un po’ tutti perso di vista.  Quello che manca è un po’ di tempo da dedicare ogni giorno a qualche semplice riflessione su ciò che è davvero importante per noi. Solo in questo modo si possono prendere le distanze da tutti quei falsi bisogni che un mondo come il nostro, tutto impostato sulle apparenze, cerca di indurre in ciascuno di noi, per averci docili consumatori di beni spesso inutili. La pubblicità ci spinge a credere che il possesso di questo o quel bene possa darci la felicità ed allora trascorriamo buona parte della nostra vita per procurarci i mezzi economici per raggiungere l’obiettivo del momento. Non importa se poi non lo raggiungeremo mai. E’ giunto il momento di dichiarare decadute le deleghe che avevamo fatto alla politica, alla televisione, all’imbonitore di turno e riappropriarci della nostra capacità di giudizio, per cercare di condurre una vita più consapevole e soprattutto più serena; altrimenti continueremo a credere ancora alle convergenze parallele della politica, all’olio di prima spremitura (come ce fosse una seconda e una terza) e al bifidus  actiregularis e  tutte le cazzate che ci propinano alla televisione..
Buona vita!
maestrocastello

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