sabato 7 settembre 2013

Gli italiani popolo di scrittori.

Gli italiani amano le arti. Hanno l’arte della chiacchiera e della polemica, conoscono anche l’esistenza dei libri, ma non ne leggono molti; anzi non leggono affatto e preferiscono tramandarsi oralmente  leggende, racconti e molti proverbi con i quali infiorano ogni conversazione, proprio come i Rom. L’italiano non legge, ma bisogna ammettere che scrive. Dategli una matita (pardòn), una bomboletta e un muro bianco, meglio se tinteggiato di fresco: comincerà a lasciarvi le sue riflessioni e tracce che comprendono nome e data. Se poi è certo di non essere disturbato durante il lavoro si abbandonerà ai suoi generi preferiti, lo scatologico (da skatos = escrementi)  del tipo: “ Renato è un pezzo di merda!” o  erotico: “Mariangela la dà a tutti!”. Mettetelo a confronto con altri scrittori, affronterà il genere polemico: “ A Zoro, sei na pippa!”.  Annoiatelo : passerà alle ingiurie: “ Mario, sei un cornuto!”. Più avanti comincia la letteratura non impegnata che non lo interessa, benché sia disposto a uno strappo per la lirica pura e la riflessione profonda  del tipo: “Il futuro non è più quello di una volta.” o “ Alla fine non voglio bene a tutti, voglio bene solo a Mara”. Vogliamo dire una volta per tutte che chi appone la firma su muri appena dipinti, su negozi o palazzi dà segno di inciviltà e non merita la stima del cittadino comune né tanto meno degli artisti dell’aerosol, ovvero coloro che disegnano i muri con le bombolette, i writers? Bisogna fare una distinzione tra graffiti e tag: i primi sono una forma di espressione artistica per mezzo di immagini più o meno complesse  e questi lavori sono spesso ritenuti vere opere d’arte; mentre le seconde solo segni e firme eseguite con un colpo di spray. La  scritta è espressione di vacuità, di qualcuno che non ha niente di meglio da fare e, se ciò accade ad un giovane, rappresenta un segnale molto triste di un disagio personale che, se si estende, può diventare disagio sociale. La scritta è una forma di comunicazione personale che rappresenta un gesto di autoaffermazione e trasgressione nello stesso tempo. Perché imbrattano questi ragazzi? Lasciare la propria firma è un modo per dire io esisto, sono passato di qui e ho lasciato un segno che mi farà ricordare e riconoscere con la mia nuova identità. Una inequivocabile richiesta d’attenzione in una società troppo affollata e distratta. Quelli che mi fanno impazzire sono i “poeti dei muri” , coloro che scrivono frasi d’amore sotto le case delle innamorate, presi da una voglia dirompente di gridare a tutti i propri sentimenti, per scaricare le proprie paure o per vincere la timidezza di dire le stesse cose faccia a faccia. “Fede ti amo un casino”, “Principessa torna a volare con me” o “”Io ho freddo! Fiammetta mi riscalda il cuore”, oppure “Non accettare sogni dagli sconosciuti”. C’è un’urgenza di comunicare che non vuole aspettare né lettere, telefonate, né e-mail o sms, mms. Attraverso spray e bombolette si esteriorizzano stati d’animo come la rabbia, la confusione, la trasgressione, ma anche la felicità e l’amore (corrisposto o no). Eppure queste scritte qualcosa ci dicono: visti i tanti errori di sintassi e di ortografia, si capisce che la scuola con loro non ha funzionato; ma ci segnalano soprattutto la volontà di raccontare vissuti e dichiarare sentimenti che la società troppo presa dal suo veloce mutare fatica ad accorgersi di questi ragazzi. Forse sarebbe il caso di prestare più attenzione ai nostri giovani, parlarci di più e non lasciare invece che si rivolgano a un muro per farsi notare o per sfogare le proprie paure e insicurezze e loro lo fanno perché sono certi che tanto non li ascolterà nessuno.
Buona vita!







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